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Folkstone: Lore e Roby ci parlano del nuovo album “Il Confine”

Musica

Folkstone: Lore e Roby ci parlano del nuovo album “Il Confine”

I Folkstone sono senza dubbio una delle realtà musicali più interessanti in ambito di medieval metal. Non solo, questi ragazzi hanno il merito di portare una ventata d’aria fresca alla musica italiana. Certo, restano una band di nicchia ma, chi ha detto che vendere milioni di dischi sia sinomino di qualità? “Il Confine” (per la recensionecliccate qui) è un album nato grazie al supporto di 400 fan che hanno aiutato la band nella coproduzione dopo che i Folkstone hano abbandonato la precedente label. Questo il resoconto della chiacchierata con Lore e Roby.

Lo scorso 16 marzo è uscito “Il Confine”, vostra ultima fatica discografica. Quali le differenze, secondo voi, con i precedenti lavori e, perché no, quali le similitudini?
Siamo sempre noi..in tutti gli album si sente la nostra particolare impronta. In questi anni siamo però cresciuti, quindi la differenza sostanziale è che siamo partiti con l’istintività di Folkstone, siamo passati ad un lavoro più particolare con “Damnati ad Metalla” e siamo arrivati ad una album fondamentalmente introspettivo quale è “Il Confine”.

In quest’album abbiamo anche aggiunto nuovi strumenti come ghironda, whistle e cittern, così da arricchire le sonorità e differenziarle dai precedenti lavori. Il fine è cercare di fare sempre qualcosa di nuovo insomma.

La parola confine mi fa pensare a un ostacolo da oltrepassare, un punto oltre il quale spingersi. Al tempo stesso, il termine confine può significare qualcosa oltre cui non andare. Cosa c’è dietro questa scelta per il titolo dell’album?

Il confine rappresenta per noi un collegamento tra ciò che abbiamo fatto fin’ora e quel che avverrà. Nasce con l’intento di raccontare né più né meno quella che è la nostra vita. Abbiamo cercato dei cambiamenti ed ora che sono avvenuti vediamo cosa ci aspetta oltre questo nostro confine. Questo album è stato sin dall’inizio una scommessa, per il semplice fatto che ci siamo staccati dalla nostra casa discografica ed abbiamo deciso di chiedere una mano ai nostri fans per produrre il cd.

Sono stati grandi..ci hanno supportato circa quattrocento persone e noi li ringraziamo davvero tanto..perché questi nostri co-produttori fuori dal comune ci hanno permesso di far uscire l’album proprio come volevamo noi. Quindi il confine più che un ostacolo è un traguardo da raggiungere..con fatica.

Il Confine è stato preceduto dal lancio del video per il brano “Nebbie”, come mai la scelta è caduta proprio su questa song. Cos’ha “Nebbie” in più rispetto alle restanti 12 canzoni che compongono il full length?

Ci è piaciuta l’idea di fare un video su “Nebbie” perché la riteniamo una canzone ad impatto immediato. Per chi ci conosce già può essere grintosa e richiama subito lo stile “Folkstone” e richiama la voglia di concerti, visto che l’abbiamo proposta anche nella tournée 2011. Per chi non ci conosce invece ci sembra una canzone che possa catturare l’attenzione di un nuovo ascoltatore..che ovviamente non è detto che poi apprezzi eh!;)

Il brano “Luna” è in vernacolo, non ho capito neanche una parola ma il risultato finale è stato più che apprezzabile.

Com’è nato questo brano e come mai la scelta d’inserire un pezzo contato in vernacolo?

Innanzi tutto vorremmo ringraziare il maestro del coro ”le due valli” Aurelio Monzio Compagnoni per il bellissimo testo. Infatti c’è stato una specie di scambio, quando il maestro sentì Rocce nere ci chiese se poteva rifarla per il coro e noi ne fummo entusiasti. Luna è una poesia scritta dal maestro.. Lore l’ha sentita e subito se n’è innamorato. Così ha chiesto al maestro la possibilità di musicarla in stile “Folkstone”… lui ha accettato, ed ecco il risultato. Luna è cantata in dialetto bergamasco. Bisogna immaginarsi su un sentiero di notte al chiaro di luna, si osserva la valle dall’alto, ci si ferma a riflettere e subito ci si fa prendere dall’ansia del vivere. Ti passa davanti tutta una vita e questa inquietudine viene colmata proprio dall’osservare la natura. Il fiume Serio (che è il “nostro” fiume) sembra cullato da questa valle e quando dice “il sogno che regna al di là dei frassini” si riferisce alla quiete che regna in un cimitero, luogo dove ogni ansia si spegne.

Questo non deve essere inteso in senso negativo, ma anzi è un senso positivo di pace. Il cantarla in dialetto la rende ancora più profonda.

Con piacevole sorpresa ho notato che avete scritto un brano nel quale narrate la storia di Simone Pianetti. Non nascondo la mia “simpatia” per questo personaggio. Cosa vi ha colpito di Pianetti al punto tale da scrivere una canzone su di lui?

beh.. non sto qui a narrarti tutta la vicenda, ma riassumendo il tutto in poche parole era un personaggio troppo avanti per i suoi tempi e sopratutto per il luogo dove viveva, e la conclusione della storia per quanto drammatica sembra soddisfare un desiderio quasi ,passami il termine, atavico di giustizia. Lui non è mai stato più trovato nonostante ben due reggimenti dell’esercito regio lo stessero cercando. La popolazione comunque sembra appoggiasse la latitanza di Pianetti e questo mi è sembrato il particolare rilevante.. cioè non stiamo parlando di un mafioso, ma di un anarchico fondamentalmente, quindi senza l’appoggio del potere locale.

In quanto band folk metal fate uso di strumenti “particolari”.

Oltre le cornamuse, quali altri strumenti avete usato su “ Il Confine”?

Innanzi tutto non ci sentiamo di far parte del genere “Folk metal”. Preferiamo non darci un’etichetta precisa..anche se sul nostro sito compare la scritta “Medieval rock”..ma è giusto per dare un’idea generale della base musicale rock che viene da noi abbinata a strumenti risalenti al Medioevo. Comunque a parte questa parentesi, oltre alle cornamuse abbiamo usato cittern, ghironda, arpa, whistle, rauschpfeifen, gaita e redpipe (cornamusa elettrica).

Supporterete l’album anche con delle date all’estero? C’è già qualcosa di definito?

Sicuramente appena ci si presenterà l’occasione, andremo volentieri all’estero. Nei festival o locali esteri ci siamo sempre trovati molto bene sia come organizzazione che come pubblico. Per ora comunque abbiamo una data a novembre a Monaco in un festival, il “Tanzt!”.

L’intervista si conclude qui, a voi l’ultima parola.

Grazie dello spazio dedicatoci..vi aspettiamo sotto il palco!!

Vincenzo Borriello

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