Follia in tangenziale a Napoli: il dj in silenzio, il gip: “può farlo ancora”

Cronaca

Follia in tangenziale a Napoli: il dj in silenzio, il gip: “può farlo ancora”

Un invito a collaborare, ad offrire la propria testimonianza su quella manciata di secondi in cui hanno visto sfilare un’auto in controsenso sulla tangenziale.

Un appello a presentarsi alla polizia statale di Fuorigrotta, a raccontare cosa è stato notato – anche il minimo particolare – quando è sfrecciata quella vettura a fari spenti, sulla stessa carreggiata ma a marcia invertita. Un incubo per chiunque viaggia in autostrada, che non può essere passato inosservato – riflettono gli investigatori – che deve essere rimasto scolpito nella coscienza di almeno tre autisti che hanno incrociato l’auto della morte. Inchiesta in corso, c’è un appello da parte degli inquirenti, che puntano a dare una spiegazione attendibile sulla manovra killer al volante. Intanto, ieri mattina, Aniello Mormile – il dj responsabile del incidente infernale – ha appreso della morte della fidanzata e di un altro uomo: si è detto sconvolto, ha perso lucidità, si è chiuso in una sorta di mutismo. Ieri mattina, il gip Claudio Marcopido ha accolto la ricostruzione della Procura di Napoli e ha disposto il carcere per il 29enne, ritenuto responsabile di duplice omicidio volontario, per aver causato la morte di due persone: della fidanzata, la 22enne Lidia Barbato, che viaggiava in auto con lui; e dell’agente di commercio Aniello Miranda, 48enne di Torre del Greco, che all’alba di sabato mattina era uscito per lavoro.

Carcere dunque per «Nello» (sarà operato dopo aver rimediato la frattura a tibia e perone), che ieri mattina ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere, scegliendo una strategia processuale figlia dello stato di scarsa lucidità psicologica. Ma è proprio in mancanza di una spiegazione alternativa a quella dell’omicidio volontario, il gip ha accolto la ricostruzione investigativa offerta dalla Procura. Al lavoro sul caso della tangenziale, sono il pm Salvatore Prisco, coordinato dal procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso, che hanno passato al setaccio i primi elementi acquisiti nel corso delle indagini. A partire dal video choc diramato dalla polizia stradale, in un fascicolo destinato ad arricchirsi della versione delle potenziali testimonianze che verranno raccolte. Ma restando sul provvedimento adottato ieri mattina dal giudice Marcopido: c’è stata fermezza e determinazione da parte dell’autista nel fare l’inversione a «U» e la guida è apparsa sicura per un lungo tratto di strada, quasi a contraddire la versione dello stato di assoluta incoscienza. Il tutto a fari spenti.

Stando a quanto emerge dalla misura cautelare, inoltre, Mormile va ritenuto pericoloso, in grado cioé di reiterare una condotta dannosa per sé e per gli altri, quanto basta a giustificare la misura del carcere. Omicidio volontario, dolo eventuale, c’era consapevolezza – a leggere gli atti delle indagini – c’era intenzionalità nell’azione del dj. Una versione che attende la replica difensiva. Assistito dai penalisti Ornella Ponticelli e Gaetano Porto, ieri mattina l’uomo ha preso coscienza della tragedia provocata, ha saputo di aver determinato la morte della fidanzata e di un altro uomo: si è detto «sconvolto» per quanto avvenuto, «umanamente turbato» per la scomparsa della donna che amava e per il lutto arrecato a un padre di famiglia. Uno stato di prostrazione che ha fatto perdere lucidità al dj, che ha poi deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere.

Oggi intanto l’inchiesta va avanti. Si battono piste diverse. Saranno acquisite le chat su facebook dei due ragazzi, a partire dal «post» a forma di cuore di venerdì scorso – un giorno prima della tragedia – per capire se ci sono stati dissapori o motivi di gelosia, che possono aver scatenato un litigio e raptus omicida. Questa mattina è prevista l’autopsia sul corpo della ragazza uccisa e una serie di accertamenti irripetibili per lo stesso Mormile nel tentativo di accertare eventuali assunzioni di droga. Come è noto, il dj aveva bevuto, il tasso alcolico riscontrato era quattro volte superiore alla norma. Inchiesta che attende ora la versione dell’autista della Renault Clio, ma anche di chi – la notte tra venerdì e sabato – ha incrociato per una manciata di secondi un’auto a fari spenti lanciata verso un destino scontato.

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