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Francesca Gemma: attrice…quasi per caso
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Francesca Gemma: attrice…quasi per caso

Francesca Gemma
Francesca Gemma

Per Notizie.it, in esclusiva, un’intervista alla giovane, bella e brava attrice di teatro Francesca Gemma. Vissuta a Cittiglio, piccolo paese della Provincia di Varese, è ora impegnata con lo spettacolo “Ghost, il musical” al Teatro Nazionale di Milano, ormai da oltre un paio di mesi, per poi spostarsi per l’Italia. Ma sarà lei stessa che ci racconterà un po’ più della sua esperienza.

D: Iniziamo dalle origini: Molti bambini da piccoli dicono che desiderano diventare astronauti, pompieri, calciatori…tu hai sempre sognato di diventare attrice di teatro oppure è una passione che ti è venuta col tempo?

R: Il mio amore per il teatro e per la recitazione è nato alle scuole medie, con le classiche recite scolastiche ed è continuato alle superiori e all’università con una compagnia formata insieme ad alcuni amici. Ma il sogno di diventare attrice a dire il vero non l’ho mai avuto. So che sembrerà assurdo, ma diciamo che mi ci sono trovata catapultata in questo mondo.

È iniziato tutto per gioco nel 2007, quando il regista di questa compagnia mi ha convinta a presentarmi ai provini per l’Accademia dei Filodrammatici di Milano. Non credevo assolutamente mi potessero prendere e mi sono avvicinata alla cosa con chi ha la paura del giudizio, ma anche con l’incoscienza di chi è arrivato lì quasi per caso. Nel momento in cui mi hanno confermato di essere stata ammessa è iniziata la vera salita. Prima di capire la mia volontà che il teatro diventasse davvero il mio mestiere, ci ho messo ancora un annetto, pian piano, con lo studio e con le esperienze vissute in questa scuola stupenda, ho finalmente compreso quanto fosse importante per me continuare e alla bellezza di 25 anni ho scelto cosa volevo diventare da grande.

D: Quali sono stati gli autori o le opere che hanno alimentato questa tua passione? Sei riuscita a trarre da esse qualche insegnamento anche di vita?

R: Ho molti autori che porto sicuramente nel cuore, ma il primo tra tutti è Anton Cechov.

Dei suoi testi porto sempre con me la preziosità delle piccole cose, la bellezza che c’è nel fondere riso e pianto nei momenti più cupi della vita e la forza empatica che ci può essere dentro un rapporto.

D: Raccontaci di come ti sei costruita la tua strada fino ad ora: che studi hai fatto, che scelte di vita hai dovuto intraprendere per perseguire il tuo sogno?

R: I miei studi sono iniziati presso l’Accademia dei Filodrammatici; qui ho preso lezioni di recitazione, dizione, canto, movimento, tecnica vocale, danza, etc. Qui ho imparato che fare l’attrice significa grande sacrificio, un continuo allenamento, una formazione che non è mai completata, ma sempre in divenire. La scelta più difficile che devo tuttora fare ogni giorno è quella di accettare l’evidenza che questo mestiere non da sicurezze che altri tipi di lavoro possono dare. Sono sempre stata una persona abitudinaria e ho sempre pensato che a 30 anni sarei stata sposata con figli.

Purtroppo questa carriera pone molti ostacoli per la creazione di una vita più stabile e a volte lo sconforto può farti dire “basta, mollo tutto”, ma ho sempre avuto al mio fianco persone che mi hanno spronata a non arrendermi e di questo sono molto grata.

D: Spesso si dice che un bravo attore o una brava attrice deve saper “comunicare” con lo spettatore, sia durante un provino, sia durante una scena o uno spettacolo intero. Tu in che modo cerchi di comunicare con chi ti ascolta, ti osserva e, inevitabilmente, ti giudica?

R: La comunicazione in teatro è tutto. E diversamente rispetto ad altre arti (cinema, pittura, musica) è esclusivamente qui e ora. Ogni serata, ogni spettacolo, ogni performance è unica e irripetibile ed è proprio da questo che traggo la mia forza comunicativa. Questa unicità, anche il pubblico inoltre è sempre diverso e quindi unico, mi stimola ad ascoltare non solo chi c’è in scena con me, ma anche chi mi osserva e nell’ascoltarlo ogni volta mi adatto a quello che sento.

Credo che la comunicazione sia come l’acqua, mutevole a seconda del contenitore che la accoglie.

D: L’attore di teatro (o l’attrice), mi ha sempre colpito per una cosa che secondo me è la chiave di questa professione: il dover ridere quando magari si è tristi, il dover essere tristi quando magari si è felici, il dover rappresentare un ruolo che non è consono alla propria personalità, magari che è addirittura l’opposto. Capita che nello spettacolo si vada in scena a recitare la parte anche in circostanze particolari. Insomma, è come se nel tuo corpo ci fosse un’altra persona che però ha la tua faccia e tu devi isolare tutto ciò che hai dentro…e la sera dopo ancora da capo. E’ davvero questa una delle cose più difficili di questo mestiere? Come tu riesci a immedesimarti in ciò che fai e in ciò che dovrai rappresentare, ma che magari non sei?

R: Sicuramente uno degli aspetti più difficili di questo lavoro è, come dici giustamente, indossare “la maschera” anche nei momenti in cui la vita “vera” va da tutt’altra parte.

Non ti nego che talvolta, prima di entrare in scena, è davvero difficile non pensare a ciò che fuori può opprimere, ma l’adrenalina che circola e l’energia che arriva dal pubblico mettono quasi sempre a tacere gli altri pensieri. Una delle cose che mi è sempre piaciuta poco è il luogo comune per cui un bravo attore è colui che si faccia impossessare dal personaggio. Io sono dell’idea opposta: l’attore deve prendere il personaggio, farlo suo, piegarlo, stropicciarlo, tirarlo e indossarlo senza perdere mai il controllo di sè, solo così è possibile, secondo me comprendere veramente tutte le sfumature di un carattere.

D: C’è un modo per “misurare” la propria performance nella recitazione? C’è un modo che ti consenta una sorta di autovalutazione e ti consenta magari di dire, a fine spettacolo, se tu sia andata meglio una sera, piuttosto che un’altra, oppure non ci sono veri e propri parametri per poter farsi un’idea?

R: Il pubblico è ovviamente una cartina tornasole, ma un attore con un po’ di coscienza critica riesce a sentire, a prescindere dalle reazioni, quando fa bene e quando meno, è dura da spiegare in realtà, ognuno di noi poi ha i suoi metri di giudizio.

Io sono molto, molto autocritica.

D: Tu ora sei in scena, da Ottobre, a Milano al Teatro Nazionale con Ghost, il musical, che poi vedrà nel nuovo anno altre tappe in giro per l’Italia, tra cui anche Roma. Quali sono le principali differenze che si incontrano a recitare in un musical piuttosto che in un teatro di prosa?

R: Ghost è la mia prima esperienza in un musical vero e proprio. Ti posso dire che la cosa più sorprendente è la quantità di persone che lavorano dietro uno spettacolo del genere. Ci sono tecnici, coreografi, ballerini, truccatrici, sarte, etc., insomma, molte più persone di quelle con le quali sono abituata a lavorare, anche perchè finora ho avuto esperienza di realtà più piccole. Un’altra differenza abissale sta nel pubblico del musical: è entusiasta, arriva con un desiderio di vedere lo spettacolo che nel pubblico del teatro di prosa è raro trovare.

D: Per finire, quali sono i tuoi progetti futuri e soprattutto cosa vorresti fare per migliorarti sempre? In cosa ti piacerebbe “misurarti”?

R: Dopo la torunèe sarò in scena con uno spettacolo a cui tengo molto, un testo di una giovane drammaturga che io e una mia collega e amica abbiamo contattato proprio per scrivere per noi due. Si intitola SOLO PER OGGI e racconta in chiave ironica, ma allo stesso tempo toccante, l’incontro di due donne affette da nuove dipendenze (quelle non da sostanze: gioco, internet, shopping, sesso, etc). Poter mettere in scena uno spettacolo che sento in parte anche mio è già una bella sfida, ma ovviamente ci sono mille altri aspetti di questo mestiere che ancora non ho sperimentato. Ecco, se dovessi scegliere, per il nuovo anno mi piacerebbe misurarmi nello scrivere un testo. Magari per me stessa o magari per qualcun altro, chi lo sa?

Un ringraziamento speciale a Francesca, augurandole tutto il bene possibile per questo nuovo anno che sta per giungere. Perchè possa portare avanti il suo sogno e perchè queste poche righe possano essere di insegnamento per qualcuno. La storia di Francesca potrebbe essere quella di chiunque: col sacrificio a volte i sogni si riescono a tramutare in realtà…magari per caso…ma in realtà.

Francesca Gemma
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