Francesca Piccinini e lo sfogo con le giovani pallavoliste: ci vuole rispetto

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Francesca Piccinini e lo sfogo con le giovani pallavoliste: ci vuole rispetto

Francesca Piccinini, la donna simbolo della pallavolo femminile italiana, ha deciso di vuotare il sacco e dire quello che pensa davvero delle nuove generazioni.

Francesca è una figura dalla quale, ancora oggi, non si riesce mai a prescindere, perché – e il ct della nazionale Bonizza lo sa benissimo – quando ci vuole qualcuno, in banda, che la metta giù quando non si deve sbagliare, l’unica resta lei. Dai tempi lontanissimi (era il 1996, lei aveva appena raggiunto la maggiore età) degli esordi a Modena sono passati vent’anni, durante i quali Francesca Piccinini è passata dal Brasile a Bergamo, da Chieri a Casalmaggiore, dove quest’anno veste la maglia della squadra campione d’Italia. Sempre in prima linea, sempre fra le migliori: una carriera invidiabile per costanza e durata.

“In questi vent’anni di pallavolo” ha scritto la Piccinini sul suo profilo Facebook, “ho attraversato quattro generazioni di atlete, ero la più piccola dello spogliatoio, e ora sono la senatrice del gruppo, e le ragazze sono cambiate tanto rispetto a quando ho iniziato io a giocare”.

Sembra la partenza della solita tirata dell’anziana che ce l’ha con i giovani, ma, nella specifica situazione in cui versa il nostro volley femminile, forse lo sfogo ci sta.”Ho giocato con molte ragazze brave e umili” ha proseguito la Piccinini, “ma spesso altre entrano in una squadra credendo che tutto gli sia dovuto, non hanno rispetto di chi è più esperto e ha una storia. Hanno la lingua lunga e il cellulare ultimo modello sempre sotto gli occhi. A 18 anni rispondono a muso duro a quelli di 40, io quando ne avevo 18 ascoltavo e sapevo stare al mio posto”. “Io capisco la voglia di essere giovani e sfrontati, ma bisogna avere rispetto. Soprattutto quando non hai ancora vinto niente nella vita. E comunque il rispetto serve anche se hai avuto successo”.

La campionessa se l’è presa con tutte le giovani, senza nomi – ci mancherebbe – ma d’ora in avanti le nuove leve sono avvisate: prima si vince, poi si parla e si pretende.

Giusto. Semmai ci fosse davvero il bisogno di specificarlo, s’intende.

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