Frasi più toccanti di Primo Levi per Auschwitz

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Frasi più toccanti di Primo Levi per Auschwitz

Primo Levi (Torino, 31 luglio 1919 – Torino, 11 aprile 1987) è in assoluto il personaggio di spicco nel panorama storico-letterario del dopoguerra italiano. Non è diventato sin da subito la principale voce narrante della deportazione e della vita nei Lager. Primo Levi, scrive di esperienze dirette, per lo più da lui vissute in prima persona. Delle sue memorie ad Auschwitz e in altri campi di concentramento ne parla nei suoi lavori più famosi: Se questo è un uomo, La Tregua, Il sistema periodico, I sommersi e i salvati, in ogni parola dei suoi scritti è possibile provare il dolore che sconvolse il mondo nel primo Novecento, qui qualche memoria dell’autore:

“Solo quando nel mondo a tutti gli uomini sarà riconosciuta la dignità umana, solo allora potrete dimenticarci.”

Targa commemorativa al museo di Auschwitz – Birkenau:

“Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita: da qualunque paese tu venga, tu non sei un estraneo.

Fa che il tuo viaggio non sia stato inutile, che non sia stata inutile la nostra morte. Per te e per i tuoi figli, le ceneri di Oswiecim valgono di ammonimento: fa che il frutto orrendo dell’odio, di cui hai visto qui le tracce, non dia nuovo seme, né oggi né mai.”

Da I Sommersi e i salvati raccontando della vita dei prigionieri nei Lager nazisti:

“I “salvati” del Lager non erano i migliori, i predestinati al bene, i latori di un messaggio: quanto io avevo visto e vissuto dimostrava l’esatto contrario. Sopravvivevano di preferenza i peggiori, gli egoisti, i violenti, gli insensibili, i collaboratori della “zona grigia”, le spie. Non era una regola certa (non c’erano, né ci sono nelle cose umane, regole certe), ma era pure una regola. Mi sentivo sì innocente, ma intruppato tra i salvati, e perciò alla ricerca permanente di una giustificazione, davanti agli occhi miei e degli altri.

Sopravvivevano i peggiori, cioè i più adatti; i migliori sono morti tutti.”

Da Se questo è un uomo:

“E infine, si sa che sono qui di passaggio, e fra qualche settimana non ne rimarrà che un pugno di cenere in qualche campo non lontano, e su un registro un numero di matricola spuntato. Benché inglobati e trascinati senza requie dalla folla innumerevole dei loro consimili, essi soffrono e si trascinano in una opaca intima solitudine, e in solitudine muoiono o scompaiono, senza lasciar traccia nella memoria di nessuno.”

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Maria Aufiero 171 Articoli
Traduttrice Freelance dal 2013, appassionata di arte, cultura e scrittura