Fuggendo dalla critica

Cultura

Fuggendo dalla critica

Escaping – Pere Borrel del Caso – 1835

Escapando de la crìtica, questo è il nome che viene dato alla pittura di Pere Borrel del Caso.

Pittore, incisore e illustratore spagnolo. L’artista, nato nel 1835 a Puigcerdà, si è costruito un’immortalità piuttosto irriverente per tutti gli appassionati di Storia dell’Arte. Con lui ogni tentativo di classificazione sembra insensato. Il suo più grande merito è stato quello di annullare la distanza tra spazio reale e spazio immaginario. I suoi quadri sono vivi. Scelgo di non sublimare nè i fregi greci nè di esaltare il suo gusto neoclassico, credo che si auto-annuncino da soli, ma preferisco porre l’attenzione sul suo modo di intendere il quadro.

I quadri di Pere Borrel del Caso, non si appendono alle pareti e se lo fanno, non rimangono immobili. La sua invenzione, quella di far uscire il soggetto dalla cornice pur non uscendoci ma creando un’illusione ottica, non so a voi, ma a me fa venire in mente così tante cose che mi chiedo come ci sia riuscito, ad aprirmi così tante riflessioni.

Ve ne riporto tre.

1° Per esempio il fotogramma nel prologo del documentario del 1926 di Alberto Cavalcanti, Rien que les heures. L’apertura è data da due donne vestite di bianco, eleganti, che scendono le scale. Sembra il tipico inizio di una scena di cinema dei telefoni bianchi (impossibile in quanto questo movimento è nato dopo, ma sembra precederlo in qualche modo), e in questo scenario ovattato, a un certo punto due mani accartocciano il fotogramma. Da quel momento in poi comincia il vero documentario. Le opere di Pere Borrel del Caso mi hanno ricordato quelle mani.

2° Per esempio una frase dello scrittore/filosofo Robert M. Pirsig quando scrisse “Sei un osservatore passivo e il paesaggio ti scorre accanto noiosissimo dentro una cornice. In moto la cornice non c’è più”.

3° Per esempio il nome di una band musicale, i Cornice Acustica, che tutto hanno tranne che una cornice.

Le immagini impertinenti di Pere Borrel del Caso mi hanno fatto domandare: ma la cornice, la stessa che altri artisti hanno rappresentato in forme d’arte diverse come cinema, letteratura e musica, con lo scopo comune di farla percepire come una prigione, ecco questa stessa cornice: ci dimentichiamo che siamo noi a poterla scegliere, non vogliamo prenderci questa responsabilità e restiamo confinati in una cornice qualsiasi che ci viene data tollerandola, oppure più semplicemente non vogliamo una cornice?

Erika Mennella

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