Filiera agricola fuori controllo: aziende vendono pomodori dei caporali
Filiera agricola fuori controllo: aziende vendono pomodori dei caporali
Cronaca

Filiera agricola fuori controllo: aziende vendono pomodori dei caporali

fuori controllo

Fuori controllo una filiera agricola produttrice di pomodori. La Procura di Lecce ha scovato numerose attività non previste dalla legge e tra le protagoniste di questa vicenda sono coinvolte anche grandi aziende e multinazionali.

Fuori controllo una filiera agricola produttrice di pomodori. La Procura di Lecce ha scovato numerose attività non previste dalla legge e tra le protagoniste di questa vicenda sono coinvolte anche grandi aziende e multinazionali. Il tutto viene svelato dopo un’attenta elaborazione dell’inchiesta scoppiata sul caso di Abdullah Mohamed, il bracciante morto il 20 Luglio del 2015. La situazione è fuori controllo perchè attualmente per moltissime aziende basta un’autocertificazione per sviare ai controllo e finire così sulle tavole degli italiani e non solo.

La vicenda

Fuori controllo una filiera agricola produttrice di pomodori. E’ neccessaria una croce nella casella giusta per astenersi dai controlli previsti per la manodopera. Ebbene sì, per alcune aziende è semplice dichiarare che non si utilizza manodopera irregolare. Basta una X nella casella corrispondente per rimanere “etici” e quindi risparmiare i controlli che, al contrario, porterebbeo alla luce numerosi inconvenienti. La Procura di Lecce, nel bel mezzo dell’inchiesta che riguarda il caso di Abdullah Mohamed morto dopo tante ore sotto il sole il 20 Luglio del 2015, ha scoperto le attività illecite.

Una filiera agricola è rimasta fuori controllo per diversi anni. Sono stati rinvenuti numerose autocertificazioni che attestano la “regolarità” dell’operato.

Le attività

I Carabinieri del Ros di Lecce hanno indagato sulla distribuzione dei pomodori effettuta dalla ditte Mariano e hanno scoperto che per svariati anni l’azienda ha venduto i suoi pomodori salentini ad alcune delle aziende di lavorazione più importanti d’Italia. Tra queste aziende è presente anche la Mutti Spa di Montechiarugolo (Parma). La Procura di Lecce tiene a precisare che nessuna delle ditte acquirenti è nel registro degli indagati. Sono proprio le stesse ditte a dichiarare infatti che i controlli avvengono solamente tramite i documenti forniti dai produttori locali. Il presidente di Conserve Italia aggiunge il fatto che le aziende dalle quali le ditte comprano il prodotto firmano loro stesse un protocollo che garantisce la legalità del loro operato. La legalità in questione si riferisce al rispetto delle norme di sicurezza, di salute sul lavoro, dei contratti collettivi nazionali e il lavoro degli immigrati.

Ovviamente, dicono le ditte acquirenti, non possono sostituirsi alle forze dell’ordine.

L’illegalità

Anche se le aziende produttrici si dichiarano “in regola” è evidente che non è proprio così. Servono infatti più controlli e sanzioni più pesanti nel caso vengano violate le leggi. Il caso più eclatante è infatti quello di Abdullah, e altri extracomunitari come lui, i quali non erano stati sottoposti a nessun tipo di visita medica. Abdullah lavorava per 10-12 ore consecutive senza avere un momento di riposo. Lavorava per pochi euro e in condizioni totalmente degradanti. Ovviamente le condizioni degli operai favorivano il profitto dell’azienda che di conseguenza aveva meno spese. I clienti della Mariano continuano ad affermare però di non sapere nulla. Hanno reciso i contratti con l’azienda dopo la morte del povero bracciante.

Il caso di Abdullah

Abdullah Mohamed era un bracciante sudanese di 47 anni, è stato stroncato dal caldo torrido che colpiva la Puglia nel mese di Luglio del 2015.

Il giorno in cui ha perso la vita il termometro segnava ben 40 gradi di temperatura. E’ evidente che le condizioni lavorative non erano delle migliori. Ma non è finita qua. Il bracciante era costretto a lavorare fino a 10-12 ore al giorno, senza acqua e senza un riparo dove potersi riposare per qualche minuto di tanto in tanto durante la giornata. L’uomo lavorava duramente per pochissimi euro e ovviamente in nero e senza contratto. I produttori pugliesi sono ora accusati di aver ridotto in schivitù centinaia di braccianti.

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