Genoa, sentenza mite: due partite a porte chiuse COMMENTA  

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E’ stata pesante ma non troppo la mano usata dal Giudice Sportivo Gianpaolo Tosel sul Genoa dopo il kakfiano pomeriggio di domenica con la sospensione per 40’, il lancio di oggetti ed il ricatto di cui sono stati fatti oggetto gli ormai ex giocatori di Malesani: i rossoblù dovranno infatti giocare a porte chiuse le prossime due partite interne di campionato, decisive per la corsa alla salvezza, il 2 maggio alle 20.45 contro il Cagliari ed il 13 maggio molto probabilmente sempre in notturna contro il Palermo. “C’è la concreta possibilità che nel corso delle residuali gare di questo campionato da disputarsi nello stadio genoano si ricrei un intollerabile clima di violenza” questa la motivazione della squalifica che riporta “una situazione che non ha precedenti nell’ultra secolare storia del calcio italiano. Del comportamento violento, aggressivo e intimidatorio dei propri sostenitori la società genoana è oggettivamente responsabile”. Frasi pesanti che potevano lasciar immaginare una pena più severa, ma tant’è ma forse il giudice ha ravvisato come il comportamento seriamente antisportivo sia stato attuato da una minoranza di sostenitori genoani rispetto al totale di uno stadio che ha assistito impotente e sbigottito agli eventi, come del resto, ma colpevolmente, hanno fatto anche giocatori e società.

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Ma ora Preziosi è concentrato solo su una corsa salvezza sempre più in salita al pari del neo-allenatore De Canio che non potrà contare sull’appoggio dei tifosi nel duello a distanza contro il suo ex Lecce.

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E mentre la squadra è in ritiro a Milano in vista della partita di mercoledì e si allena ad Interello, non si spegne l’eco di reazioni dopo i fattacci di domenica ed è già partito il rimpallo delle responsabilità: da una parte il presidente del Coni Petrucci che, così come aveva fatto quello della Figc Abete, attacca duramente i giocatori ed indirettamente anche il presidente Preziosi per aver ceduto al “ricatto”, dall’altra la stessa società che attribuisce alla Polizia la responsabilità del clamoroso gesto dei giocatori.

Intanto il ministro degli Interni Cancellieri difende l’operato delle forze dell’ordine mentre si leva la voce di uno degli ultrà, Fabrizio Fileni, che smentisce il ricatto: “Non abbiamo obbligato i giocatori a togliersi la maglia, l’abbiamo solo chiesto perché non erano degni di indossarla (?, ndr). Poi Sculli è venuto a parlarci ed abbiamo permesso la conclusione della partita”.

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