“George Dandin”: tra moglie e marito, non metter gelosia COMMENTA  

“George Dandin”: tra moglie e marito, non metter gelosia COMMENTA  

Alla Corte questa settimana c’è in programmazione l’opera teatrale di Moliére, “George Dandin”, interpretato da un eccellente Solenghi. L’intera vicenda si svolge davanti alla casa del protagonista, ricco paesano sposato ad una gentildonna di nobili natali. Si è pentito, però, della sua scelta poiché la moglie lo ritiene di condizione inferiore così come i suoceri che, nonostante abbiano acconsentito al matrimonio per necessità economiche, non perdono occasione per rimproverarlo. Come se già ciò non bastasse, scopre da uno sciocco servitore che un nobile sta corteggiando la moglie Angélique e che lei non lo rifiuta. Non essendo suo pari, per punirla deve dimostrare il tradimento ai genitori di lei. I due amanti, però, aiutati dalla servetta Claudine, riescono sempre a rovesciare le situazioni e a far passare Dandin per un marito geloso e pazzo. Vi è un gioco continuo, in cui alla scoperta dell’adulterio seguono la negazione della donna che appare onestissima e la punizione del “cornuto”. Del resto, però, è la sorte che si è scelto lui stesso, aspirando a salire nella classe sociale.


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Come sempre, le battute del grande commediografo francese fanno ridere con leggerezza, ma lasciano poi al pubblico degli spunti di riflessone. Le figure femminili, infatti, emergono nella loro rivendicazione della libertà nel rapporto coniugale: se obbligate alle volontà altrui, faranno di tutto pur di contrastarle.

Il motore della vicenda, quindi, non è l’amore, ma il desiderio “di conoscere le cose del mondo”, di provare emozioni e passioni, di vivere la propria giovinezza al meglio, nonostante venga spesso contrastata da matrimoni combinati.

I due nobili de Sotenville hanno preferito alla felicità della figlia la stabilità economica, poichè si interessano delle mere apparenze, ovvero che il buon nome della famiglia sia salvo, e non della realtà che si cela dietro di esse.

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Il sipario cala, dunque, sull’originale scenografia senza una vera e propria conclusione, comunicando allo spettatore che il dramma si ripeterà uguale a se stesso la sera seguente.

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