Gerd Müller, Der Bomber, ha l’Alzheimer

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Gerd Müller, Der Bomber, ha l’Alzheimer

Der Bomber: “il” bomber.

In Germania, è tuttora considerato il più grande di tutti. Gerd Müller, 68 gol in 62 presenze con la nazionale tedesca, 365 gol nella Bundesliga fra il 1964 e il 1979. Più di 1400 gol segnati in carriera, fra partite ufficiali e amichevoli.

Fuori dalla Germania, è senza dubbio considerato il miglior centravanti puro di tutti i tempi.

Da Monaco di Baviera è arrivata ieri la notizia che a Gerd Müller (70 anni) è stato diagnosticato l’Alzheimer.

“E’ uno dei grandi del calcio mondiale” ha detto di lui l’ad del Bayern Monaco Karl Heinz Rummenigge “senza di lui il Bayern e il calcio tedesco non sarebbero quello che sono oggi. Gerd era un goleador d’altri tempi e, nonostante il successo, è sempre stato una persona modesta e sobria: questo mi ha sempre colpito molto. Era un giocatore meraviglioso ed è sempre un amico. Avrà sempre un posto nella famiglia del Bayern. Dopo aver terminato la sua carriera da giocatore, ha portato la sua esperienza di giovane allenatore e ha forgiato talenti come i campioni del mondo Philipp Lahm, Bastian Schweinsteiger e Thomas Müller. Gli siamo tutti grati”.

Una notizia triste, che accomuna Gerd Müller a un altro grande del calcio, l’ungherese Ferenc Puskas, scomparso nel 2006 e al quale su diagnosticato lo stesso male.

Al momento, l’ex campione tedesco vive in un centro specializzato, quindi il momento in cui, due anni fa circa, ricevette un premio alla carriera ad Amburgo, è con ogni probabilità da considerare la sua ultima apparizione pubblica.

Una malattia malvagia, quella che l’ha colpito, perché sbriciola pian piano i ricordi di una vita: per quanto triste, la verità è che Gerd Müller, nei prossimi anni, dimenticherà molto di ciò che è stato, come sempre accade in questi casi.

Ma si ricorderanno per sempre di lui tutti gli appassionati di calcio, tutti i difensori del passato e del futuro, che ne studieranno le movenze in area di rigore, per capire come affrontare un giocatore che riusciva a essere sempre smarcato al momento opportuno, e non perché quel calcio fosse diverso, come dicono alcuni, ma per una capacità innata nel leggere la dinamica dell’azione, quella che lo portava quasi a leggere nel futuro, per farsi trovare sempre nel posto giusto e, con un colpo solo, infilare il pallone alle spalle del portiere.

Un giocatore indimenticabile, da ricordare anche per ripicca nei confronti di un destino dispettoso come un moccioso viziato.

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