Gerusalemme, le violenze continuano, ma no a nuovi muri

News

Gerusalemme, le violenze continuano, ma no a nuovi muri

La situazione in Israele è sempre più critica, con quotidiani episodi di violenza e scontri tali da indurre il governo a considerare misure drastiche.

Dopo il recente attentato a Beersheba, in cui è peraltro rimasto coinvolto anche un immigrato eritreo che nulla c’entrava, ma che è stato scambiato per un pericoloso terrorista, con la polizia israeliana impegnata a ricostruire con esattezza che cosa sia successo, è arrivata la proposta di costruire un nuovo muro, a Gerusalemme, per dividere il quartiere ebraico di Armon Hanatziv da quello arabo di Jabel Mukaber. Si tratterrebbe di una iniziativa non certo nuova, in quei luoghi, dove il metodo della divisione è già stato adottato più volte e in più zone, ottenendo senza dubbio migliori possibilità di controllo da parte delle autorità, ma uno scarsissimo, se non nullo, effetto in termini di risoluzione delle tensioni sociali, politiche e religiose interne al paese. Fatto sta che una parete divisoria, seppure del tipo rimovibile, è stata in effetti posizionata fra i quartieri ebraico e arabo.

Consci però della sostanziale inutilità della misura adottata, molti ministri del governo israeliano e lo stesso premier Benjamin Netanyahu si sono opposti alla costruzione del muro, considerato inopportuno perché crea una divisione interna a Gerusalemme, città indivisibile per definizione (Fouad Twal, patriarca latino della capitale ebraica, ha detto che il muro “rattrista e sfigura il volto della Città Santa”), nonché, di fatto, inefficace da quasi tutti i punti di vista.

Il ministro dei trasporti Yisrael Katz, ad esempio, ha chiesto la rimozione immediata del muro, definendo quest’ultimo come “un premio al terrore”, mentre l’Anp ha parlato di “misure punitive israeliane” che mirano a confinare la popolazione palestinese entro “prigioni chiuse”.

Nel frattempo, alcune fonti israeliane sostengono che Hamas sia in procinto di avviare una campagna basata su attacchi suicidi, ma non sembrano esserci conferme in merito. Il Segretario di Stato americano John Kerry è ormai operativo sulla questione israelo – palestinese da qualche settimana e, dopo aver più volte richiamato i due paesi a fermare subito gli scontri, questa settimana incontrerà di persona sia il premier israeliano Benjamin Netanyahu, sia quello palestinese Mahmoud Abbas, nel tentativo di intavolare una trattativa per porre fine alle ostilità. Fra le varie soluzioni, sembra possa esserci anche quella dell’invio di un contingente internazionale a presidio di Gerusalemme, ipotesi definita per ora “non necessaria” dallo stesso Kerry.

1 Trackback & Pingback

  1. Gerusalemme, le violenze continuano, ma no a nuovi muri | Braincell

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Leggi anche