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Giallo Avetrana: due collane in fondo al pozzo di Sarah
Cronaca

Giallo Avetrana: due collane in fondo al pozzo di Sarah


Giallo Avetrana: due collane in fondo al pozzo di Sarah
Mistero sui reperti ripescati in contrada Mosca, c’è un ciondolo a forma di scoiattolo

Sono due i reperti agli atti del processo sull’uccisione di Sarah Scazzi su cui non si era ancora scritto. Una collana d’argento e una di cuoio con un pendolo di acciaio raffigurante uno scoiattolo.

Le due collane sono state rinvenute nel pozzo cisterna in contrada Mosca, dove il corpo della ragazza è rimasto per 42 giorni. I due reperti sono stati classificati con il numero 72 e 73 fra le foto che fanno parte della voluminosa documentazione fotografica dell’attività investigativa. I 71 scatti messi agli atti di un processo che inizia il prossimo 12 gennaio nell’aula Alessandrini della Corte d’Assise di Taranto.

Sono stati gli operai dell’impresa incaricata dalla procura di prosciugare la cisterna ghetto in cui è stato rinchiuso il corpo di Sarah Scazzi a rinvenire e consegnare ai carabinieri le due collane.

Ripulite e repertate, sono state consegnate agli investigatori.

Ad appurare l’importanza dei due monili nella ricostruzione di quanto accaduto il 26 agosto 2010, quando Michele Misseri, secondo il suo racconto, nascose nel pozzo di contrada Mosca il corpo della nipote uccisa, lo decideranno gli esami investigativi.

Quell’antico manufatto, il pozzo, che raccoglieva per infiltrazione l’acqua da impiegare per l’irrigazione dei campi nella stagione più calda, era stato realizzato più di 60 anni prima e da almeno quattro anni era stato chiuso perché non più utile.

Il ciondolo di scoiattolo legato al laccio di cuoio fa pensare ad una perdita più o meno recente. Ancora più suggestiva, ma priva di riscontri, la possibilità che una delle due collane possa essere stata perduta nel momento della soppressione del cadavere da parte di chi l’ha fatto oppure caduta dal corpo della ragazza stessa.

L’unico gioiello, fra quelli riconosciuti dai familiari e indossato quel giorno da Sarah, era un braccialetto di cotone nero che è stato trovato al polso.

Le altre cose, come la cuffietta e gli indumenti che Sarah aveva indosso quando è arrivata a casa degli zii, sono stati bruciati da Misseri nelle campagne.

Non si è mai saputo che fine abbiano fatto le ciabatte di gomma. Altro giallo è quello dei tempi necessari per compiere tutta l’operazione.

Michele Misseri ha raccontato di essersi liberato di ogni possibile prova in appena 45 minuti.

Tempo incerto per gli investigatori che hanno dimostrato come sia invece necessario impiegare molto più di 45 minuti, ripercorrendo il tragitto e simulando i movimenti che il contadino avrebbe fatto.

A non coincidere è il confronto con il tempo necessario ad aprire il pozzo, chiuso e ricoperto dalla vegetazione, sollevare una pesante pietra posta a tappo dell’imbocco e richiudere tutto, dopo aver calato il corpo e infine mascherando il punto con un finto ceppo di vite piantato nel terreno.

Per dare fuoco allo zaino con gli abiti di Sarah e fare scomparire così ogni traccia della ragazza, c’è voluto ancora più tempo.

Misseri ha sostenuto di avere atteso lì vicino tutto il tempo necessario alla totale distruzione degli oggetti sino allo spegnimento delle fiamme.

A questo si aggiunge il tempo per percorrere – andata e ritorno – i sette chilometri che separano via Deledda dalla contrada Mosca.

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