Giordania, viaggio tra i suoi castelli crociati

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Giordania, viaggio tra i suoi castelli crociati

Castello di Karak

La Giordania, questo piccolo Paese arabo che tutto sommato è ancora un’oasi di pace in Medio Oriente ed è governata da una monarchia considerata islamico – moderata dall’Occidente, quella di re Abdallah II (figlio del compianto re Hussein) e della sua bellissima moglie, la regina Rania, offre numerose meraviglie da visitare e da scoprire. Come i castelli crociati edificati nei suoi deserti, tra i quali possiamo citare Qusayr ‘Amra, patrimonio mondiale dell’UNESCO, caratterizzato da muri interni e soffitti vivacemente affrescati e da stanze pavimentate a mosaico, Qasr el-Hallabat, Qasr al-Kharana e Qasr Mushatta, non lontani dalla capitale Amman. I più famosi, però, sono certamente Karak – che in arabo significa “fortezza” e si trova nel governatorato e nella città omonimi – e Shobak.

Entrambi costeggiano la cosiddetta Via dei Re, a est del fiume Giordano e con vista sul Mar Morto. Karak (o Kerak) è una sorta di lungo labirinto con spessi muri, sale dai soffitti a volta e corridoi fatti di pietra, che si raggiunge passando dal Wadi Mujib, un ripido canyon profondo 1000 metri.

La parte meglio conservata, a cui si accede attraverso una massiccia porta, è quella sotterranea. La costruzione dell’edificio iniziò negli anni quaranta del XII secolo su ordine di Pagano, vassallo di Folco V d’Angiò, re consorte di Gerusalemme, e fu nota col nome di Petra Deserti. I Crociati chiamarono questo castello Crac dei Moabiti o Kerak di Moab, nomi con riferimenti biblici che si ritrovano spesso nei libri di storia. Non va confuso con il celeberrimo Krak dei Cavalieri, situato nei pressi di Homs, nella martoriata Siria. Divenne il centro del potere di Pagano, sostituendo l’altro celebre castello crociato di Shobak (un tempo chiamato Mont Real), situato più a sud, costruito nel 115 da re Baldovino I di Gerusalemme nella parte orientale del Wadi Araba.

I successori di Pagano, i suoi nipoti Maurizio e Filippo di Milly, edificarono nuove torri e fecero creare a nord e a sud due profondi fossati scavati nella roccia.

Nel 1170 il castello riuscì a resistere all’assedio del turco Norandino e del suo celeberrimo vassallo curdo Saladino, il futuro sovrano e fondatore della dinastia ayyubide, ricordato anche per essere stato messo nel Limbo da Dante nella Divina Commedia.

Nel 1176 il castello cadde nelle mani di Rinaldo di Chatillon, che l’aveva ottenuto grazie al matrimonio con Stefania di Milly, figlia minore del già citato Filippo. Gli assalti di Rinaldo alle carovane e il suo tentativo di conquistare la Mecca, misero fine ad un periodo di pace con i musulmani e nel 1183 Saladino attaccò il castello. L’assedio venne bloccato da re Baldovino IV di Gerusalemme, ma successivamente i crociati vennero sconfitti da Safedino, fratello di Saladino, e furono costretti a vendere le loro donne e i loro bambini come schiavi in cambio di cibo – lo stesso avvenne nell’assedio del castello di Mont Real -. Successivamente la fortezza passò ai mamelucchi, il cui sovrano, il sultano egiziano Baybars, nel 1263, la ingrandì e aggiunse una torre a nord-ovest.

Molti secoli più tardi, nel 1840, venne conquistata da Ibrahim Pasha d’Egitto, che distrusse gran parte delle sue fortificazioni. Attualmente Karak ospita un museo, riaperto al pubblico nel 2004, e purtroppo nel dicembre scorso è stato teatro di un attentato terroristico da parte dell’Isis.

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Castello di Karak
Veduta panoramica di Karak
Castello di Shobak
Mura di Shobak con iscrizioni in arabo
Castello di Qusayr 'Amra
Affreschi al Castello di Qusayr 'Amra
Volta affrescata di Qusayr 'Amra
Il Castello di Qasr al-Hallabat
Particolare di Qasr al-Hallabat
Qasr al-Kharana
Cortile interno di Qasr Kharana
Qasr al-MuMushatta
Ancora Qasr al-Mushatta

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