Giornata contro violenza sulle donne

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Giornata contro violenza sulle donne

Bisogna avere fegato per vivere certe situazioni. Che poi spesso lo si deve avere per forza. E se non lo si ha, bisogna farselo venire per sopravvivere.

E’ difficile pensare che chi ti ama ti voglia distruggere. Che si tratti del proprio partner, di un ex, o di un padre.

Schiaffi, calci e pugni sono difficili da sopportare. Prese in giro,umiliazioni e ricatti ancora più difficili da mandare giù.

Di donne picchiate se ne sente parlare in continuazione. Pubblicità, programmi televisivi, servizi su giornali. Sembra brutto da dire, ma la violenza vende. La morte vende. E’ innegabile.

Siamo spettatori. E spesso diventiamo attori. Ma spesso, quando diventiamo attori, abbiamo paura di parlare, di denunciare.

La violenza crea sottomissione e umiliazione. Chi è vittima di violenza crede di sbagliare. Di avere la colpa di qualcosa. Di essere la causa scatenante della frustrazione,della repressione,della rabbia di colui che la esercita. Quello è l’errore principale. Autocolpevolizzarsi.

Credere che poi,in fondo, quella persona lo fa per il nostro bene,perchè ci ama. Voglio precisare una cosa e credo che comunque già lo sappiate.

Chi ti ama ti rispetta. E nel rispetto non è compresa la violenza. La violenza non ha nulla che si avvicini alla parola rispetto,amore,affetto.

Gandhi diceva che occhio per occhio rende l’uomo cieco. E dalla violenza non si guarisce,ne chi la subisce,ne chi la fa.

Chi è violento non cambia. Non sperate che cambi. Può con il tempo nascondersi e uscire più raramente quel lato ma dentro rimane quell’istinto feroce e crudele che porta ad alzare le mani o a umiliare chi si crede più debole.

Perchè di questo si tratta. Personaggi insicuri che sfogano la loro repressione e la loro insicurezza su coloro che credono più deboli.

Poi si scuseranno. Diranno che non succederà più e spesso verranno perdonati, con il rischio di ricercare il problema nella propria persona.

La violenza è come la droga. E’ un tunnel dal quale si esce solo quando noi decidiamo di farlo. E se ne può uscire bene o male. Se ne può uscire più forti di prima. Se ne può uscire distrutti e senza speranze. Ma di certo chiunque l’abbia subita ha delle ricadute. Delle ricadute inaspettate, come delle ferite scoperte che ogni tanto bruciano di più.

La paura di denunciare nasce dalla paura di non essere credute, di non ricevere l’assistenza adeguata, di avere possibili ritorsioni da parte dell’altro. Spesso sono le istituzioni stesse a sottovalutare il problema. Spesso sono le forze dell’ordine alle quali ci rivolgiamo a dirci che si tratta di scaramucce familiari. Spesso la violenza nasce proprio dall’alto. Da un sistema malato. Che parla di pari opportunità,di omofobia. Ma che non fa niente di reale per combattere tutto questo.

Credo piuttosto che serva sentirsi vicini. Che bisogna confrontarsi.

Bisogna amare prima se stessi per capire quanto ci debbano amare gli altri.

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