Giornata mondiale diritti bambine: contro abusi, violenze, discriminazioni

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Giornata mondiale diritti bambine: contro abusi, violenze, discriminazioni

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La disuguaglianza comincia dall’infanzia: in molte parti del mondo, i diritti di bambine e ragazze sono negati.

A partire dal 2011, ogni anno, nella data dell’11 ottobre, si celebra la Giornata Internazionale dei diritti delle Bambine. E’ stato l’Onu a proclamarla, nell’ennesimo di una serie di tentativi falliti di accendere i riflettori sui diritti femminili ignorati e negati.
Le Onlus Terre des hommes e Unicef pubblicano dossier sulla situazione di bambine e ragazze vittime di discriminazione, violenze, abusi, repressioni.

Lavoro minorile
Dei 168 milioni di bambini lavoratori, più della metà risultano impegnati in attività pericolose. La maggioranza di questi sono maschi, ma i dati cambiano se consideriamo la fascia di età che va dai 5 agli 11 anni. Qui, le bambine compongono il 58% del totale delle persone coinvolte.
Il lavoro minorile abbraccia principalmente tre categorie: schiavitù, prostituzione e lavoro agricolo. Per quanto riguarda quest’ultimo, i macchinari ibridi impiegati da grandi multinazionali per la lavorazione del cotone necessitano di lavoro manuale di impollinazione, per il quale le sottili e delicate manine delle bimbe risultano provvidenziali.
Altra forma di sfruttamento, ancora più difficilmente quantificabile, è quella del lavoro domestico non retribuito, al quale, secondo le stime dell’Unicef, le minori tra i 5 e i 14 anni dedicano il 40% in più del tempo rispetto ai coetanei maschi.

In questo caso, il triste primato della disuguaglianza spetta a Burkina Faso, Yemen e Somalia ma in generale la situazione è critica in tutto il Medio Oriente, Asia Meridionale e Nord Africa.
I lavori domestici più spesso accollati alle bambine sono la pulizia della casa, la cucina, il recupero di acqua e legna ma anche la cura di familiari bisognosi, tra cui anziani (autosufficienti e non) e altri bambini più piccoli.

Istruzione
Grazie agli sforzi della comunità internazionale di garantire a tutti almeno l’istruzione primaria, dal 2000 al 2011 il numero di bambini senza accesso all’istruzione è passato da 102 a 57 milioni, quasi dimezzandosi. Attualmente, più della metà dei bambini senza garanzia di istruzione sono femmine: notevole il dato per i Paesi arabi, in cui il 60% della popolazione infantile che non frequenta la scuola è composto da bambine.
Uno dei fattori che può cambiare significativamente la presenza femminile nelle scuole è la dotazione di queste di bagni, legata a quello che resta ancora un grande tabù: le mestruazioni.

A causa di mancanza di servizi igienici e assorbenti, nelle zone rurali dell’Africa una ragazza su dieci perde tra 4 e i 5 giorni di scuola ogni mese che, nel corso di un anno, significano un ammontare di assenze che va dai 36 ai 45 giorni. Il caso più sconfortante in questo senso è quello del Burkina Faso, dove l’83% delle studentesse non ha bagni in cui cambiarsi. Il dato scende di qualche punto percentuale, ma resta comunque spaventosamente alto (77%) per il Niger.

Il corpo delle bambine
Secondo il dossier “La condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo”, pubblicato da Terre des Hommes, 44 milioni di bambine meno che quattordicenni hanno subito mutilazioni genitali. 86 milioni di nate tra il 2010 e il 2015 rischiano di essere mutilate prima del 2030. Il dato più inquietante ci arriva dalla Somalia, dove le mutilazioni genitali femminili, subite dal 98% delle bambine, sono la normalità.

Poi vengono la Guinea (96%), il Gibuti (93%), l’Egitto (91%), l’Eritrea e il Mali (89%), la Sierra Leone e il Sudan (88%).
Il numero delle spose bambine cresce di 16 milioni ogni anno. Presto, molte di loro diventano mamme bambine e non sempre il loro corpo è pronto: 70.000 ragazze all’anno non sopravvivono a queste gravidanze precoci.
Opposto e complementare ai matrimoni forzati e prematuri è il fenomeno della prostituzione: le vittime di tratta si aggirano, secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per il contrasto del crimine organizzato (Unodc), intorno ai 2,4 milioni. L’80% di loro è sfruttato nella prostituzione e due terzi dei bambini vittime di tratta (1/3 del totale è composto da minori) sono femmine.

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