Giovani e lavoro: disoccupati, precari e sottovalutati. Ma emerge anche il problema Neet COMMENTA  

Giovani e lavoro: disoccupati, precari e sottovalutati. Ma emerge anche il problema Neet COMMENTA  

Che il mondo del lavoro non offra grandi speranze ai giovani, è una cosa assodata. La carenza di occupazione è una piaga che sta bruciando un’intera generazione. Quello che magari poteva passare inosservato, oscurato dal problema della disoccupazione giovanile, era l’insoddisfazione degli under 35 che un lavoro ce l’hanno: un’insoddisfazione legata non solo alle ben note e penalizzanti tipologie contrattuali, ma anche alla qualità della mansione svolta, spesso non attinente al campo di studi svolti o al lavoro che si desiderava fare.


Per quanto riguarda la disoccupazione, il Rapporto del Cnel sul mercato del lavoro 2011-2012 ci conferma quello che tutti sanno, ovvero che «cambia la struttura del mercato del lavoro per età, a tutto svantaggio dei più giovani», coloro che hanno meno di 34 anni; la magra consolazione consiste nell’aumento costante dell’occupazione femminile, in cui il nostro paese, comunque, è ancora indietro. «Dal 2008 si sono persi oltre un milione di occupati di età inferiore ai 34 anni, solo parzialmente compensati dalla crescita dell’occupazione di età superiore».


Nel caso in cui un giovane riuscisse a trovare un’occupazione, i dati raccolti dall’Istat evidenziano l’altro problema che affligge gli under 35, la precarietà. Nel corso del secondo trimestre del 2012, circa tre giovani su dieci (27,9%) sarebbero titolari di un contratto di lavoro a termine, con una proporzione che è quasi doppia (14,2%) rispetto alla media. La colpa di questa discrasia generazionale è attribuita alla situazione economica generale e all’incertezza degli sviluppi futuri, che spingono le aziende a preferire le assunzioni a scadenza, evitando in tal modo di creare un legame a tempo indeterminato con il proprio dipendente.


Il terzo problema in esame, più nascosto (ma neanche troppo) riguarda la discrepanza tra studi e qualifiche da una parte e mansione svolta dall’altra. A far luce sulla questione ci ha pensato di nuovo il Rapporto del Cnel: «Il 35,2% degli occupati con meno di 35 anni è impiegato in lavori che richiedono una qualifica più bassa rispetto a quella posseduta, mentre tale percentuale scende al 12,6% per gli occupati dai 55 anni in su». In particolare, sono le giovani laureate ad essere più penalizzate, visto che «quasi metà risultano sottoinquadrate». Secondo il Cnel, la percentuale maggiore di giovani “sottoinquadrati” è in parte determinata dal livello di istruzione, più alto negli under 35.

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Tuttavia, gli under 30 italiani non sono esenti da comportamenti rinunciatari: le valutazioni del Cnel, infatti, dimostrano come i Neet (Not in employment, education or training), ossia «i ragazzi che non hanno un’occupazione e al tempo stesso non sono a scuola o in formazione», consistono nel 24% (oltre 2 milioni) della fascia 15-29, rispetto al 15,6% della media europea (11% in Germania, 14,6% in Francia e Regno Unito). E se il 36, 4% dei nostri Neet ha effettivamente perso un lavoro o lo stanno cercando, gli altri hanno adottato un comportamento passivo rispetto al problema.

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