Giro di Lombardia, vittoria di Vincenzo Nibali COMMENTA  

Giro di Lombardia, vittoria di Vincenzo Nibali COMMENTA  

Vittoria dal sapore speciale, dolcissimo, per Vincenzo Nibali, quella colta ieri pomeriggio sul traguardo del 109 esimo Giro di Lombardia.

Dolcissimo come solo il sapore della rivincita sa essere, a volte.

Fino a domenica pomeriggio, il 2015 di Vincenzo Nibali era stato terribile, un anno da ricordare come quello da non voler ricordare mai. Cadute e contrattempi al Tour de France vinto da Chris Froome, con tanto di polemiche con quest’ultimo per alcune presunte scorrettezze (sì, perché sua maestà gradirebbe essere attaccato, se proprio lo si deve fare, quando lo dice lui, altrimenti se la prende con tutti, fino all’Altissimo, come si è ben visto alla Vuelta).

Poi l’episodio, in Spagna, del traino da parte dell’ammiraglia, nel tentativo di rientrare in gruppo dopo una caduta, che a Vincenzo è valso la squalifica dalla Vuelta alla seconda tappa. Un colpo che avrebbe affossato chiunque, ma non lui.

Non lui, perché Vincenzo resta sempre impassibile, con il volto indurito dai chilometri in bici e gli occhi nascosti dietro gli occhiali scuri. Come se nulla riuscisse a toccarlo davvero, come se nulla gli interessasse, a parte la strada.

Ieri, Vincenzo è partito da Bergamo con l’idea di giungere a Como per primo, conscio del valore delle proprie gambe, della propria squadra e, soprattutto, della propria forza di volontà.

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Quando il gruppo si è ricompattato lungo l’ascesa di Civiglio, Nibali ha iniziato a scattare, una, due, tre volte, ma non c’è stato nulla da fare. Il colombiano Chavez e il francese Pinot gli sono sempre rimasti appiccicati, con, poco più dietro, gli spagnoli Valverde e Moreno. Sarebbe potuto subentrare lo sconforto, ma i campioni hanno tante carte da giocare, e Nibali ha dimostrato – ma non ce n’era un reale bisogno – di far parte della aristocratica categoria, guadagnandosi la necessaria solitudine con una discesa di una spericolatezza rabbiosa, in cui ogni muro o guard rail sfiorato è sembrato una sfida alla sfortuna, tanto per vedere se ancora aveva il coraggio di farsi sotto.

E lei, la sfortuna, ci ha provato davvero, facendogli cadere la catena per qualche secondo nella discesa della fuga, ma in quel momento Vincenzo era già oltre anche la cattiva sorte, più veloce, e con un paio di colpi “ignoranti” ha riaggiustato il guaio e rispedito lontano la compagna di tutto questo 2015.

Dai piedi della discesa è stata poi una questione di forza e di voglia, perché il vantaggio di 40″ si è via via assottigliato, fino a diventare meno di un quarto in cima alla salita di San Fermo della Battaglia, ma Vincenzo non ha mollato, fino a passare sul traguardo di Como davanti a tutti, a braccia alzate e con una bandierina italiana che, spinta dal vento, si è andata a posare proprio sul suo petto, come se, abbandonata l’asticella di plastica tenuta da un tifoso, avesse ritenuto opportuno andare a rendere omaggio al vincitore, quello che sul traguardo voleva passare per primo più di tutti, quello che lei, la bandierina, aspettava e voleva baciare come se fosse il suo amore.

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