Giudice di Treviso: Pilato, scelga un altro mestiere

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Giudice di Treviso: Pilato, scelga un altro mestiere

Arriva oggi il commento dell’Unione Camere Penali, nella forma di un comunicato ufficiale dal titolo “Giudice Pilato o esercizio di potere”, sulla vicenda del Giudice del Tribunale di Treviso che si è rifiutato di emettere una sentenza di condanna perché, a suo dire, intimorito e preoccupato dalla nuova disciplina normativa sulla responsabilità civile dei magistrati.

Il comunicato contesta, in primo luogo, le logiche seguite dal giudice (che aveva parlato di prove indiziarie, quindi non sufficienti per una condanna di colpevolezza) osservando che “se la prova della colpevolezza non è raggiunta al di là di ogni ragionevole dubbio, l’unica pronuncia possibile è quella di assoluzione. Posto che questo Giudice prima ancora che timoroso è, evidentemente, dubbioso, l’assoluzione è l’unica soluzione possibile e non per paura di improbabili azioni risarcitorie ma, semplicemente, perché lo prevede il codice di rito”.

Segue un chiarimento circa l’applicazione della norma sulla responsabilità civile dei magistrati: “l’azione di rivalsa dello Stato può essere esercitata solo quando il Giudice non solo abbia “travisato” (e non erroneamente valutato) il fatto o le prove, ma lo abbia fatto con dolo (quindi volontariamente), o con negligenza inescusabile.

Poiché di negligenza si può parlare quando l’atto è assunto con trascuratezza, incuria, grave dimenticanza è sufficiente che il Giudice operi con una diligenza ordinaria e dia conto nella motivazione del percorso logico in base al quale ha valutato il materiale probatorio, perché sia del tutto fuori luogo ogni accenno ad una possibile responsabilità risarcitoria, anche se la sentenza dovesse poi essere integralmente riformata nei successivi gradi di giudizio”.

A chiudere il comunicato, una considerazione circa la possibilità che il magistrato abbia agito in buona fede, davvero “intimorito”, senza alcuno scopo ‘politico’, nel qual caso “meglio avrebbe fatto a scegliere un mestiere che lo tenesse lontano dall’esercizio di qualunque potere e soprattutto dal potere di decidere della vita dei suoi simili; così certo sarebbe stato lontano da ogni preoccupazione, anche la più piccola”.

Commento duro, al quale l’ANM, con ogni probabilità, intenderà replicare.

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