Gli auguri di Obama a Tsipras, ma il problema debito resta

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Gli auguri di Obama a Tsipras, ma il problema debito resta

Fresco di vittoria alle elezioni di domenica scorsa, Alexis Tsipras è tornato a guidare la Grecia.
In settimana ha formato il suo nuovo governo, in realtà, per forza di cose, una riedizione del primo, con ben poche facce nuove, e ha prestato giuramento.
Poi è volato a Bruxelles per discutere subito del problema più urgente, quello dell’emergenza profughi.
Fra un impegno e l’altro, però, ha ricevuto una telefonata da parte del presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama, nel corso della quale quest’ultimo ha avuto modo di complimentarsi con il neo (riconfermato, sarebbe più corretto dire) premier ellenico, esprimendo la massima solidarietà “alla Grecia e all’Ue in risposta allo straordinario aumento di rifugiati e migranti” e ribadendo “l’impegno degli Usa a aiutare i siriani e coloro che hanno bisogno di aiuti umanitari” e dicendosi infine impaziente di tornare a collaborare con Atene affinché questa riesca a “ritornare alla crescita e raggiungere la sostenibilità del debito“.
Parole scelte non certo a caso, quelle sul debito, perché è ormai questione nota a tutti che una parte dei creditori sostiene la tesi che Atene non sia affatto in grado di sostenere e riparare l’attuale livello di debito.
Lo aveva detto fin da subito l’ex ministro delle finanze Yanis Varoufakis, che, però, riscuoteva un tale consenso in ambito europeo da dover essere sacrificato da Tsipras per poter arrivare ai noti accordi.

Le convinzioni di Varoufakis, si è poi scoperto, erano le stesse di molti analisti del Fmi, che maneggiavano da tempo un dossier sul tema, con tanto di numeri e grafici – una cosa seria, com’è nello stile dell’istituto della governatrice Christine Lagarde – ma senza pubblicizzarlo più di tanto (anche se, forse, a voler limitare la diffusione del dossier, era più la Commissione di Jean Claude Juncker).
Sia come sia, il Fmi al momento sposa appieno le tesi di Varoufakis, l’ex ministro con la moto, le spalle grandi e l’aria da playboy, e non quelle di Schaeuble, il ministro inflessibile e con l’aria di chi non si esita troppo a definire, così, d’istinto, come cattivo.
In realtà non è uno scontro fra buoni e cattivi, ci mancherebbe altro, perché la posta in gioco è il futuro della Grecia, cioè di una popolazione.
Sarà forse un caso, ma fatto sta che Obama non ha perso l’occasione di sottolineare l’unica questione ancora aperta, come se si trattasse di un’ultima piccola ferita sul corpo di chi è sopravvissuto al l’investimento di un treno.

Rispetto a prima, quel taglietto sembra un niente, eppure merita attenzione. Potrebbe infettarsi.

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