Gli italiani non sanno più scrivere: corsi di grammatica all’università

Cultura

Gli italiani non sanno più scrivere: corsi di grammatica all’università

giosuè carducci

Allarme grammatica in Italia: moltissimi studenti universitari arrivano a un passo dalla laurea, ma non sanno più scrivere.

Saper scrivere, saper scrivere bene, saper scrivere in modo corretto. Contro l’opinione diffusa, non si tratta di qualità proprie solo di chi, della scrittura, ha fatto il suo mestiere. E’ chiaro che scrittori e giornalisti devono saper scrivere per una concreta esigenza di sopravvivenza, però, in realtà, chiunque dovrebbe avere bene in mente quelle regole di base che rendono l’Italiano la lingua ostica e affascinante che è.

Quello di un po’ è un apostrofo, per esempio, non un accento. Su lì e là l’accento ci va. Non su qui e qua. Il plurale di ciliegia è ciliegie, con una sacrosanta “i”. “I” che invece non dovrebbe esserci in province. Regole di grammatica da scuola elementare che, a quanto pare, gli studenti italiani non sembrano conoscere più, se è vero che “è chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente”.

La lettera di 600 docenti al governo: salviamo la grammatica

La frase è stata scelta per iniziare una lettera firmata da più di 600 docenti universitari italiani e indirizzata a governo e parlamento per sottolineare l’esigenza di “interventi urgenti” per… far imparare l’italiano agli studenti italiani.

“Da tempo”, si legge nella lettera, “i docenti universitari denunciano le carenze linguistiche dei loro studenti (grammatica, sintassi, lessico), con errori appena tollerabili in terza elementare.

Nel tentativo di porvi rimedio, alcune facoltà hanno persino attivato corsi di recupero di lingua italiana”.

Un dramma, in effetti, perché le regole dell’italiano sono talmente astruse – sì, spesso e volentieri lo sono – da poter essere assimilate solo da bambini, quando la memoria è più facile da scolpire in maniera permanente. L’allarme, lanciato da docenti universitari, come detto, nonché, fra gli altri, da esponenti dell’Accademia della Crusca, linguisti, storici, economisti, filosofi e sociologi, riporta alla memoria recenti concorsi pubblici in cui la prova scritta risultò ‘minata’ da errori di quelli blu, clamorosi, cioè, e non per il contenuto espresso.

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