Gli scandali finanziari all’ombra del Vaticano: i magistrati indagano COMMENTA  

Gli scandali finanziari all’ombra del Vaticano: i magistrati indagano COMMENTA  

Abbiamo detto che una delle ipotetiche cause delle “dimissioni” del Papa potrebbe essere lo scandalo del Vaticano, coinvolto probabilmente nell’intricatissima faccendaccia del Monte dei Paschi di Siena.


Si parla sempre più insistentemente infatti di una tangente pagata da Mps per l’acquisizione di Antonveneta transitata per la Santa Sede.

Questo almeno è quanto dichiarato da un anonimo testimone che lavora in Vaticano, secondo cui il direttore dello Ior Paolo Cipriani, monsignor Piero Pioppo e il banchiere Andrea Orcel, ( quest’ultimo ha seguito la Santander nella scalata Abn Amro ed è stato nominato advisor di Mps  in quella di Antonveneta)si sarebbero riuniti  per la costruzione dell’operazione Antonveneta.

Ricostruiamo i fatti: nel 2006 il Banco Santander aveva acquisito dall’olandese Abn Amro, la Banca Antonveneta, poi acquisita per 6,6 miliardi nel 2007 dal consorzio Royal Bank of Scotland- Banco Santander. Nel 2009 è stata ceduta al Monte dei Paschi, il quale ha pagato 9,3 miliardi di euro (tra oneri vari il prezzo è salito a 10,3 miliardi), in aggiunta alla cifra Mps ha saldato i vecchi debiti di Antonveneta (  facendo salire il prezzo dell’operazione a 19 miliardi)  senza  che nell’operazione rientrasse la controllata Interbanca, poi ceduta da Santander a Ge Capital.


Trattandosi di un’operazione piuttosto delicata per il Mps, il Consiglio d’Amministrazione autorizzò i famosi esperimenti di finanza speculativa, conosciuti come  “Alexandria” e “Santorini,  necessari ad occultare le perdite nei bilanci (o a “spalmarle” su più esercizi finanziari) in modo da mantenere attivi i bilanci, almeno su carta, e far si che i dividendi potessero essere distribuiti con tutta tranquillità agli azionisti –L ‘astuta manovra era fondamentale per preservare il prestigio della Banca e i bonus del direttivo.


Tutto è andato liscio fino a quando non è saltata fuori la “tangente” pagata da Mps e transitata per il Vaticano, per acquisire Antonveneta ad un prezzo  fuori mercato.

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Il testimone ha riferito che sono stati aperti almeno quattro conti intestati ad altrettante organizzazioni religioseche coprono cinque personaggi che hanno avuto un ruolo chiave nella costruzione dell’acquisto di Antonveneta”. I soldi sono stati depositati alla Banca del Fucino di Via Tomacelli.  Il 21 novembre 2009 In uno dei conti sarebbero stati versati 100 mila euro; poi sono arrivati 1,2 milioni in tre tranches da 400 mila l’una, immediatamente prelevati. Il denaro sarebbe servito a pagare dei fantomatici personaggi per organizzare appunto la seconda vendita di Antonveneta. Nelle casse della Banca del Fucino è stata inoltre trovata parte dei 23 milioni di euro dello Ior sequestrati nel 2010 dalla Procura di Roma in un conto intestato all’istituto delle Opere Pie attualmente chiuso.

 

La vicenda richiama alla memoria la maxitangente Enimont del 1993, quando 150 miliardi delle vecchie lire furono utilizzati da Raul Gardini per finanziare i partiti in maniera illegale, gran parte dei quali – circa 90 miliardi in Bot e Cct – transitati presso lo Ior, da dove il controvalore in valuta fu poi girato su conti di banche estere. Lo scandalo portò all’allontanamento di Marcinkus e si pensò che non sarebbe mai più accaduto nulla di simile, grazie all’avvento della Seconda Repubblica e la riforma finanziaria voluta da Benedetto XVI nel 2010 (anche a seguito del sequestro operato dalla Procura di Roma nel 2010, ma soprattutto a causa delle pressioni internazionali affinché il Vaticano smetta di operare con criteri e regole che favoriscono il riciclaggio e la non trasparenza nelle operazioni finanziarie).

 

Come sappiamo, il Vaticano è uno Stato “estero”, non soggetto dunque alla giurisdizione italiana. Purtoppo come già successo in passato, la Santa Sede non solo ha smentito categoricamente ogni suo coinvolgimento nella faccenda, ma  è anche probabile che non fornirà elementi utili a provocare un secondo autogol.

Toccherà alla magistratura indagare sulla compravendita: l’ipotesi di reato è truffa, ostacolo agli organismi di vigilanza, aggiotaggio (ossia, come recita l’art. 501 del Codice Penale, il “rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio”). È  sempre più concreta la teoria della mazzetta, dal momento che il pagamento fatto da Mps a Santander fu diviso su due conti correnti:  Un versamento, di circa 7 miliardi  a Madrid, altri presso una banca londinese, per poi transitare in Inghilterra al Brasile e rientrare, in parte in Italia, attraverso lo scudo fiscale. 

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