Il grande dittatore: uscito nelle sale il 15 ottobre 1940

Cinema

Il grande dittatore: uscito nelle sale il 15 ottobre 1940

CHARLES CHAPLIN in The Great Dictator *Editorial Use Only* www.capitalpictures.com sales@capitalpictures.com Supplied by Capital Pictures

Settantasei anni fa come oggi, il 15 ottobre 1940, usciva nelle sale il capolavoro e primo film sonoro di Charlie Chaplin, Il grande dittatore, una dura ed efficace parodia del nazismo che attacca direttamente e senza timore Adolf Hitler e il movimento nazionalsocialista ed anche Benito Mussolini ed il fascismo.

Nel 1941 l’opera ottiene cinque candidature al premio Oscar, incluse quelle per il miglior film ed il miglior attore allo stesso Chaplin, che dirige, produce ed interpreta la pellicola. Nel 1997 Il grande dittatore viene selezionato per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti e nel 2000 l’American Film Institute lo inserisce al trentasettesimo posto nella classifica delle cento migliori commedie americane di tutti i tempi.

In Italia viene distribuito nel 1946 col titolo Il dittatore, ma nella riedizione del 1961 viene intitolato nel modo in cui lo conosciamo ancora oggi.

La storia narra di un barbiere ebreo – interpretato da Chaplin – che durante una battaglia della Prima Guerra Mondiale combatte nell’esercito della Tomania – e più precisamente nella XXI divisione artiglieria – come addetto al funzionamento della grande Berta, un enorme cannone effettivamente utilizzato dall’esercito tedesco durante il conflitto. Il barbiere compie un’azione eroica a bordo di un aereo, salvando la vita di un ufficiale, Schultz, ma dopo la caduta del velivolo, l’uomo perde la memoria e trascorre molti anni ricoverato in ospedale. Uscito dalla struttura, torna nella bottega dove lavorava, situata nel ghetto ebraico – ispirato a quello di Varsavia -, e rimane scioccato nel vedere alcuni soldati imbrattare i suoi muri con la scritta dispregiativa “jew”, “ebreo”.

Ha il coraggio di reagire a quell’ingiustizia, mente tutto il resto della popolazione ha troppa paura per farlo. In questo modo attira le simpatie della giovane e bella Hannah – Paulette Goddard, terza moglie di Chaplin, figlia di un ebreo e di una cristiana – anche lei abitante del ghetto, stanca dei soprusi e dalle angherie che Adenoid Hynkel, dittatore di Tomania – impersonato ancora da Chaplin – , e i suoi sgherri la costringono a subire. Nei buffi nomi di “Adenoid Hynkel” e di “Tomania” si possono facilmente leggere tra le righe quelli di “Adolf Hitler” e di “Germania”.

Per la sua coraggiosa reazione all’antisemitismo, il barbiere ebreo rischia di essere impiccato ad un lampione, ma fortunatamente interviene a salvarlo il comandante Schultz, che riconosce nel barbiere l’ex soldato a cui deve la vita.

La protezione di Schultz e la richiesta avanzata dal dittatore Hynkel ad un banchiere ebreo di finanziare la propria campagna di aggressione al mondo, e in particolare la conquista di un Paese vicino, l’Ostria – ovvero l’Austria, che in tedesco si dice Österreich – portano ad una temporanea pace nel ghetto, nel quale intanto nasce l’amore tra il barbiere e Hannah. Tuttavia la serenità dura poco: il rifiuto da parte del banchiere ebreo di fornire a Hynkel il finanziamento per il suo progetto di conquistare l’Ostria ed il mondo, farà diventare le persecuzioni nei confronti degli ebrei ancora più violente.

Anche Schultz rifiuta di collaborare ai piani di dominio del dittatore e viene inviato in un campo di concentramento, dal quale riesce però a fuggire, ritornando nel ghetto. Lì, insieme agli abitanti, organizza una congiura contro il malvagio dittatore, congiura alla quale partecipa anche il barbiere sebbene un po’ riluttante. Purtroppo la cospirazione fallisce e sia il comandante Schultz che il barbiere vengono catturati ed inviati in un campo di concentramento.

Compare allora l’alleato a cui Hynkel si rivolge: il dittatore di Batalia (Bacteria nell’edizione originale), Bonito Napoloni (Napaloni nell’edizione originale), che ha schierato il suo esercito al confine con l’Ostria. Come non riconoscere in questo personaggio e nello Stato che tiranneggia Benito Mussolini e l’Italia – non mancano nemmeno le parodie della compagna di Hitler, Eva Braun, e della moglie di Mussolini, Rachele Guidi – ? Hynkel invita Bonito Napoloni in visita di Stato nella sua residenza in Tomania e con lui ingaggerà una lotta per ridursi l’un l’altro alla sudditanza psicologica. Come avviene nella Storia, è Hynkel – Hitler ad averla vinta e verrà stipulato l’accordo per l’invasione dell’Ostria – l’Anschluss, l’annessione dell’Austria alla Germania, per formare la ” Grande Germania” -.

Entra in scena un altro personaggio, Garbitsch, parodia del Ministro della Propaganda del Terzo Reich Joseph Goebbels. Il suo piano di conquista prevede che Hynkel si travesta da cacciatore di anatre e spari da una barca verso un lago per dare il segnale. L’infame piano riesce: l’Ostria, dove nel frattempo Hannah e altri hanno trovato rifugio, viene invasa.

A quel punto il dittatore – cacciatore di anatre cade nell’acqua del lago: riesce a riemergere, ma visto che non ha più addosso l’uniforme militare e assomiglia straordinariamente al barbiere ebreo, viene scambiato per lui ed arrestato per essere evaso dal campo di concentramento con Schultz poco tempo prima.

Il comandante di Tomania fa in modo che il vero barbiere venga ritenuto esse Hynkel affinché entrambi possano avere salva la vita. Tuttavia quando il barbiere, in perfetta divisa militare, dovrà tenere il suo primo discorso davanti al popolo dell’Ostria, lancerà inaspettatamente la celeberrima proclamazione di amore, libertà, uguaglianza e solidarietà tra gli uomini – scena cult del film -. Il discorso è visto e udito anche da Hannah, che riconosce la voce dell’uomo amato e grazie a quelle parole torna a sperare in tempi migliori.

Il film di Chaplin viene ovviamente censurato in quasi tutta Europa dal regime nazifascista fino alla sua fine nel 1945 e quando cominciano a venire alla luce gli orrori del regime stesso, Chaplin dichiara: “Se avessi saputo com’era spaventosa la realtà di campi di concentramento, non avrei potuto fare Il grande dittatore; non avrei trovato niente da ridere nella follia omicida dei nazisti”.

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