Grande successo al cinema per Looper. Perché tanto clamore?

Cinema

Grande successo al cinema per Looper. Perché tanto clamore?

La fantascienza al servizio dell’amore e dell’ineluttabilità del destino.

Siamo nel 2074. I viaggi nel tempo sono illegali e vengono utilizzati solo come mezzo per uccidere un nemico, un rivale, un personaggio scomodo. La vittima viene catturata, incappucciata e spedita nel 2044 dove un Looper, un assassino del tempo su commissione, lo aspetta per ucciderlo, mentre la vittima è ancora legata. Essendo i viaggi nel tempo illegali, questi assassini diventano automaticamente fuorilegge. Il loro lavoro termina quando ddevono uccidere il se stesso del futuro: questo significa chiudere il cerchio, chiudere il proprio looper. Joe è un Looper e questo film racconta la sua storia.

La trama è stata utilizzata una miriade di volte. Forse troppe. Film, libri e fumetti scifi usano come base di molte storie la lotta fra libero arbitrio e destino che ci grava sulle spalle, legata ai paradossi temporali. Restando in ambito cinematografico, basta citare film come: L’esercito delle 12 scimmie, The Butterfly effect, Minority Report, Il pianeta delle scimmie, Terminator. Persino Robert Zemeckis nel fortunato Ritorno al futuro raccontava, in chiave ironica, i pericoli dei viaggi nel tempo.

Ciò che distingue Looper, quello che su cui il regista Rian Johnson getta il focus, è la potenza dell’aspetto umano, dell’ amore e della fragilità della psicologia umana. Si potrebbe meglio accennare alla morale intrinseca del film ma, si rovinerebbe la visione del film stesso.

L’aspetto più puramente tecnico del film, ovvero la sceneggiatura, è ben strutturata, con dialoghi semplici ed essenziali. La storia viene raccontata inizialmente da Joe in prima persona e con voce fuori campo, il cui solo compito è descrivere il suo mondo e le regole che lo governano. Il resto della storia si sviluppa grazie alle azioni dei personaggi. Nessun pensiero detto ad alta voce, nessuna futile scena esplicativa: solo le azioni dei personaggi portano avanti il film fino al suo culmine estremo.

Il film, oltre ad uno script molto solido, si fonda anche sulla bravura del protagonista, l’attore Joseph Gordon – Levitt e sulle abili mani degli addetti agli special effect.

E, anche in questo caso, per non rovinare la visione del film, non andiamo oltre. Basti solo sottolineare, ancora una volta, la bravura di Gordon -Levitt. Speriamo solo che Hollywood lo sfrutti a dovere.

Non male neanche la prova di Bruce Willis. Un plauso in più per lui che, a differenza di altri colleghi coetanei, non ha paura di invecchiare e di mostrare le rughe. Si conferma anche il talento di Emily Blunt, già memorabile amica/nemica ne Il diavolo veste Prada e salvifica amante in Wolfman.

Chiude il cerchio un bel colpo di scena finale. Un film da non sottovalutare.

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