Grecia, Tipras ancora premier, ma astensionismo record COMMENTA  

Grecia, Tipras ancora premier, ma astensionismo record COMMENTA  

Secondo le prime proiezioni, le elezioni anticipate in Grecia confermerebbero Syriza e il suo leader Alexis Tsipras alla guida del paese.

Un risultato per certi versi sorprendente, se si pensa che gli ultimi sondaggi davano Syriza e Nuova Democrazia su percentuali molto simili, entrambe attorno al 30%, e ancor più se si pensa che erano in molti a ritenere che il popolo greco avrebbe votato per un cambiamento di rotta, persino a prescindere dai contenuti politici.


Invece, Tsipras ce l’ha fatta ancora. Secondo quanto risulta al momento, Syriza avrebbe ottenuto il 35.5% dei voti e 145 seggi e, con l’alleanza con il partito dei Greci Indipendenti (già messa in campo lo scorso gennaio), che garantiscono il 3.7% del consenso e 10 seggi, raggiungerebbe la maggioranza assoluta nel Parlamento di Atene, dove i deputati sono in tutto 300.


A confermare la possibilità dell’alleanza ci ha pensato il leader dei Greci Indipendenti, Panos Kammenos, che ha dichiarato che incontrerà Tsipras e “inizieremo la nostra nuova prova e formeremo il nuovo governo”.

I risultati che emergono dalle urne assomigliano in modo impressionante a quelli delle scorse elezioni, segno che tutte le vicissitudini legate alla vicenda Grexit, al referendum estivo, alla chiusura delle trattative con i creditori e alle riforme non hanno scalfito l’immagine di Tsipras e e del suo partito. Il neo rieletto primo ministro ha parlato del suo mandato come della ricerca di “un altro domani” per la Grecia, eppure la sensazione è che, di nuovo, la scena politica ellenica, stia offrendo molto poco.


A colpire sopra ogni altra cosa è stato soprattutto il dato relativo all’affluenza alle urne, secondo il quale si è recato a votare soltanto un greco su due.

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Pochissimo, segnale di un disamore per la politica che può trovare molte giustificazioni (a prescindere dal fatto che l’astensionismo è ormai una costante di tutte le moderne democrazie).

In primo luogo potrebbe aver pesato la presa di coscienza di una sorta di impossibilità a mantenere le promesse elettorali del primo Tsipras, contrario, ad esempio, all’austerità, a fronte delle pressioni esterne (creditori, Commissione UE, banche, governi esteri, FMI), sulle quali il popolo greco ha capito di non avere alcun potere.

In secondo luogo, potrebbe aver deluso l’andamento politico successivo agli accordi di Bruxelles, con gli ex avversari di Tsipras che si sono schierati al suo fianco per approvare le riforme imposte ad Atene, dando vita a un totale rovesciamento di prospettive rispetto a quelle della campagna elettorale.

Un quadro generale, insomma, in cui il popolo greco potrebbe essersi sentito esautorato, finendo per snobbare l’impegno elettorale.

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