Grecia: Tsakalotos nuovo ministro delle Finanze

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Grecia: Tsakalotos nuovo ministro delle Finanze

Greek deputy minister for international economic relations Euclid Tsakalotos gestures as he attends the annual conference of the Institute for New Economic Thinking (INET) at the Organisation for Economic Cooperation and Development (OECD) headquarters in Paris April 9, 2015. REUTERS/Charles Platiau

La Grecia non ha ancora finito di ribaltare clamorose novità sul resto dell’Europa.

All’inatteso esito del referendum di ieri, con la schiacciante vittoria del no, hanno fatto seguito le dimissioni del vulcanico Yanis Vaoufakis. La notizia dell’ultima ora è che, al posto di quest’ultimo, va il moderato Euclides Tsakalotos.

Da una settimana, Alexis Tsipras sta facendo una mossa dopo l’altra, preparando lo scacchiere che, a questo punto, potrebbe dargli la vittoria nei negoziati, facendolo passare alla storia, ammesso che, nella storia, non ci sia già con il referendum.

Il leader greco ha fatto leva sull’orgoglio dei greci, e ha fatto bene. Ha mostrato di conoscere il suo popolo come nessuno, dall’esterno, era riuscito a fare. Qualcuno sosteneva, sì, che avrebbe vinto il fronte del no, perché molti greci pensavano, con grande semplicità, di non avere nulla da perdere, ma nessuno si aspettava percentuali come quelle emerse dalle urne.

Incassato il no, Tsipras adesso porta al tavolo dei negoziati una posizione ferma, la risposta di un popolo che ha sperimentato il fallimento della politica economica sul modello tedesco, fatta di svalutazione del lavoro e incentivazione dell’export.

La Grecia, unica, ha risposto in modo chiaro: quello che funziona in Germania, qui non va. Adesso, un’Europa che si rispetti non potrà non tenere conto di un parere così importante da parte di uno dei paesi membri.

A meno che non decida di fare in modo di espellerlo dall’Eurozona.

Ma le dimissioni di Varoufakis e la nomina di Tsakalotos confermano che Tsipras non vuole affatto uscire dall’Europa, bensì chiudere il negoziato in maniera da dare al suo paese un’impostazione economica diversa da quella voluta dai creditori.

Yanis Varoufakis si è sacrificato perché è l’uomo della discordia, quello che ha arringato la folla nel pre referendum accusando i creditori di commettere atti di terrorismo economico nei confronti della popolazione greca. Con lui come interlocutore, il dialogo con l’Eurogruppo non avrebbe mai potuto avere luogo.

Al suo posto, Alexis Tsipras ha scelto Tsakalotos, il quale condivide la visione economica di Varoufakis, ma è noto per essere un moderato, che sceglie le parole con garbo e non ama granché i riflettori.

Per ripartire, insomma, Atene manda avanti l’esatto opposto di Varoufakis, inviando all’Europa, già con questo, il chiaro segnale di essere di nuovo pronta a trattare.

Ora la partita si giocherà sul fatto che l’Europa dovrà ammettere che la Grecia non può, con questa impostazione economica, ripagare il suo debito (come già mesi fa avevano sentenziato gli analisti del FMI). Tsipras punta con ogni probabilità a un taglio consistente del debito (forse persino il 30%) come primo step, poi si vedrà.

Questa, niente meno, dovrebbe essere la missione dell’uomo nuovo Euclides Tsakalotos.

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