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Greenpeace: Rapporto “Fukushima” un anno dopo

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Greenpeace: Rapporto “Fukushima” un anno dopo

L’11 marzo 2011, il Giappone è stato colpito da uno dei sismi più devastanti della storia.

Secondo Greenpeace International il disastro della centrale nucleare di Fukushima non è stato semplicemente un disastro naturale, ma il fallimento del governo , delle agenzie di controllo e dell’industria nucleare giapponese.

E’ la conclusione del rapporto “Fukushima, un anno dopo” presentato 2 giorni fa da Greenpeace International: si è trattato di un disastro causato dall’uomo che potrebbe ripetersi in ciascuno degli impianti nucleari del pianeta, mettendo a rischio milioni di persone.

“Anche se fu innescato tecnicamente dal terremoto e dallo tsunami , il disastro di Fukushima è stato causato dal fatto che le autorità giapponesi hanno deciso di ignorare i rischi del nucleare e di dare priorità agli interessi economici piuttosto che alla sicurezza – ha dichiarato Jan Van de Putte, esperto di sicurezza nucleare di Greenpeace International – Questo rapporto dimostra che il nucleare è intrinsecamente insicuro e che i governi autorizzano la costruzione di centrali nucleari senza avere le capacità di fronteggiare i problemi che possono derivarne nell’interesse della sicurezza dei cittadini.

Questo disastro era prevedibile ma è accaduto a causa della vecchia consuetudine di ammorbidire le regole che, non solo in Giappone, tutelano i profitti a danno della sicurezza delle persone – ha detto Kazue Suzuki di Greenpeace Giappone – Non a caso le autorità giapponesi stanno facendo pressione per far ripartire i reattori nucleari come se il disastro di Fukushima non fosse mai avvenuto: così i cittadini dovranno pagare un’altra volta per gli errori del proprio governo”.

Greenpeace International chiede al Governo del Giappone di non riavviare i suoi impianti nucleari e di favorire piuttosto lo sviluppo di efficienza energetica e energie rinnovabili per creare migliaia di posti di lavoro, migliorare l’indipendenza energetica del Paese riducendo le emissioni di gas serra, con la garanzia che nessuno dovrà soffrire di nuovo per il fallout di un prevedibile disastro nucleare.

Greenpeace chiede, infine, la progressiva chiusura di tutti gli impianti nucleari nel mondo entro il 2035.

Francesco Alessandro Sereni

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