Grexit: cosa c’è davvero in ballo

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Grexit: cosa c’è davvero in ballo

Oggi è il giorno dell’Eurogruppo, il tavolo che tutti, la scorsa settimana, hanno indicato come quello decisivo per i negoziati fra Atene, i suoi creditori e l’Europa.

Non è detto che, questa sera, si brinderà per l’accordo raggiunto oppure si parlerà di definitiva uscita della Grecia dall’Eurozona. Forse è più probabile che l’incontro di oggi sia il primo di quelli finali, visto che, come ha detto la presidente del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde, la vera data ultima è il 30 giugno, e che, perciò, non emergerà alcuna posizione finale.

Fra aspetti emersi in modo ormai molto chiaro e scenari più sfumati o solo ipotizzabili, al tavolo dell’Eurogruppo ormai le carte sono scoperte.

In primo luogo, in ballo c’è la credibilità del progetto Euro. Mario Draghi disse, tempo fa, che, per salvare la moneta unica, bisogna fare tutto ciò che si può, whatever it takes. La BCE tiene aperti i rubinetti di emergenza per il finanziamento della Grecia e potrebbe rendere operativo l’OMT, il sistema in base al quale potrebbe acquistare titoli di stato di qualunque nazione europea e in qualunque quantità, ottenendo un indiretto controllo sull’andamento dello spread. Ma, come illustri economisti hanno sottolineato (uno fra tutti, il sempre citato premio Nobel Joseph Stiglitz), il verificarsi della Grexit esporrebbe il mercato finanziario europeo ad un attacco speculativo selvaggio, che potrebbe bruciare miliardi e miliardi di euro in pochissimo tempo. Nessuno, all’Eurogruppo, ha voglia di verificare se questo sia vero o meno, visto che la Grexit comporterebbe, come sempre Mario Draghi ha detto, lo sconfinamento in un terreno del tutto ignoto.

In secondo luogo c’è l’aspetto, per nulla meno importante, di come potrebbe o dovrebbe scegliere di comportarsi la Grecia all’indomani dell’uscita dal mondo dell’euro. Impossibile non ricordare i proclami di Putin a inizio aprile, quando, in occasione di un incontro con Tsipras, disse di essere disponibile a finanziare Atene tramite grossi prestiti. Come dire: ciò che non ti dà l’Europa, può dartelo la Russia. La recente firma di un accordo per la fornitura di gas siglato a San Pietroburgo proprio fra Tsipras e Putin riesce a, quanto meno, rinverdire quel ricordo, evidenziando a tutti come la prima a intervenire in aiuto della Grecia potrebbe essere proprio Mosca.

Ultimo aspetto è quello che riguarda il pensiero USA. Al recente G7, Obama non ha mancato di portare all’attenzione di tutti i leader presenti (fra i quali, si ricordi, non c’è Putin) il TTIP, il Trattato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti che dovrebbe unire Nord America e Europa nella più vasta area di libero scambio di tutto il globo. Nell’ottica di Washington, i lavori per la chiusura del TTIP sono della massima urgenza, perché potrebbero rappresentare il tentativo di imporre al resto del mondo un modello economico non dissimile da quello al quale, anche noi italiani, siamo abituati. Potrebbe a tutti gli effetti trattarsi di un progetto di contrasto nei confronti di altre superpotenze, come la Cina, o, appunto, la Russia, che potrebbero preferire scenari in cui il TTIP non è stato siglato oppure non è così influente. Ma l’approvazione del TTIP passa, in Europa, per ciascuno degli stati membri, ovvero dovrebbe passare anche dal parlamento greco che, in caso di Grexit, potrebbe avere un atteggiamento fuori controllo.

Cosa ci sia davvero in ballo non lo sa nessuno, ma che si tratti di qualcosa di molto importante è quasi certo.

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