Grexit: nuove proposte dall’UE? Il no di Juncker COMMENTA  

Grexit: nuove proposte dall’UE? Il no di Juncker COMMENTA  

La Commissione Europea lancia segnali di distensione, ma subito dopo arrivano le smentite, secche, perentorie, persino insensibili, verrebbe da dire.

Il commissario agli Affari economici della Commissione UE, Pierre Moscovici, non fa in tempo ad annunciare che arriveranno “nuove proposte” sul tavolo del negoziato con la Grecia, che già interviene il Presidente Jean Claude Juncker a smentire ogni possibilità in tal senso: le proposte sono già state fatte, Atene ha dato, a suo modo, una risposta.


“Sono molto rattristato dallo spettacolo che ha dato l’Europa sabato scorso” ha detto Juncker in conferenza stampa, “egoismi e giochi tattici e populisti hanno avuto la meglio”. Il pensiero del presidente resta ben definito (“voglio che l’Eurozona resti a 19 membri, e che sia chiaro che nell’Eurozona non ci sono una democrazia contro 18 o 18 contro una”) eppure non ha evitato che la situazione degenerasse.


I mercati hanno già iniziato a rispondere, a cominciare dalle borse asiatiche, seguite da quelle europee in apertura oggi: rialzo dello spread e perdite sono già in atto, ma il rischio vero è che si impennino da un momento all’altro. La situazione attuale, almeno in ambito europeo, è molto solida, grazie alla presenza di una Bce forte, però tutto ciò potrebbe non bastare di fronte a un massiccio attacco speculativo.


Forse è vero che in Europa non si è tutti uguali, come lamenta Tsipras, così come potrebbe essere vero che l’obiettivo ultimo di alcuni creditori e membri della Commissione sia quello di far cadere il governo Syriza.

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Eppure è vero che la mossa referendum è molto rischiosa, addirittura ingiusta nel delegare a un popolo una decisione che ha connotati e sfaccettature tecnici che sarebbe corretto affrontare nello spirito della democrazia rappresentativa, e non di quella diretta. Così come è pur vero che la democrazia che esercita il popolo greco è sacrosanta, ma avrebbe ripercussioni su molte altre popolazioni: e allora perché non indire un referendum a livello europeo?

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