Hillary Clinton verso la presidenza USA COMMENTA  

Hillary Clinton verso la presidenza USA COMMENTA  

Hillary Clinton scalda i motori e parte per il viaggio più importante della sua pluridecennale carriera politica, quello che potrebbe portarla, prima donna della storia, a diventare Presidente degli Stati Uniti d’America.


L’occasione è il comizio elettorale a Roosvelt Island, davanti a migliaia di sostenitori che la ascoltano dal vivo, ma, soprattutto, davanti a milioni di americani la cui fiducia deve essere conquistata, se è vero quanto riportano gli attuali sondaggi, ovvero che più della metà della popolazione considera Hillary Clinton non affidabile.


Nel mondo elettorale, Hillary fatica a ispirare fiducia, al contrario del marito Bill, che invece conquistava la piazza con i modi e i sorrisi dei politici americani di scuola Kennedy.


Eppure, la Clinton ha le idee molto chiare.

In primo luogo, parte con l’immancabile riferimento al grande sogno americano: “mio padre, figlio di un operaio, ha potuto avviare una piccola impresa e mia madre, che non è mai andata al college, ha potuto vedere sua figlia poterlo fare. Tutti hanno il diritto di sviluppare il potenziale che Dio ci ha donato, c’è un sogno che condividiamo e questa è la battaglia che dobbiamo ingaggiare”.

Poi, abbandonati quelli che, in una campagna elettorale americana, sono poco più che convenevoli, si butta in quello che potrebbe essere il suo vero cavallo di battaglia: “basta privilegi per pochi, stiamo ancora lottando per uscire dalla crisi e i benefici della ripresa non sono ancora per tutti. Per questo voglio correre per la presidenza degli Stati Uniti”, “quello che voglio è un’economia che funzioni per gli americani di tutti i giorni, non solo per chi sta al top della nostra società”, “i primi 25 manager di hedge fund in America guadagnano più di tutte le insegnanti della scuola materna messe insieme. Cosa c’è di sbagliato in questa realtà?”.

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Riferimenti chiari anche alla lotta alle discriminazioni, ai diritti delle donne e all’immigrazione, in termini di vera e propria lotta alle espulsioni e repertorio completato con la puntura ai rivali del partito repubblicano, che “cantano sempre la stessa canzone. E quella canzone è Yesterday”.

 

Le tradizioni, negli USA, esistono, ma è possibile superarle, come il carisma di Obama ha dimostrato in modo inequivocabile.

Di certo, è una vera e propria battaglia quella che aspetta Hillary Clinton. Vedremo se saprà uscirne vincitrice.

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