Hotel stregato in città del Messico? Si chiama Posada del Sol
La Posada del Sol: hotel stregato e dimenticato a Città del Messico
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La Posada del Sol: hotel stregato e dimenticato a Città del Messico

L'hotel Posada del Sol è celebre per tutti gli abitanti di Città del Messico, per essere un luogo infestato da fantasmi: ad iniziare dallo spirito del suo costruttore, suicida, continuando con la ragazza uccisa in uno dei suoi tunnel sotterranei.

Hotel: uno dei fattori determinanti per una vacanza di successo. Un buon termometro con cui misurare la piacevolezza del proprio soggiorno… oppure no? Può capitare di imbattersi in luoghi più caratteristici del previsto, in cui gli altri inquilini dell’hotel sono anche troppo “evanescenti”. Se vi piacciono le storie di paura e siete cresciuti a pane e Ghost Buster, non potrete continuare a ignorare l’esistenza del Posada del Sol, hotel infestato nel Messico. Per gli amanti del brivido che vogliono impostare un horror trip, sarà preziosa la testimonianza di Andrès Cota, editor per vice.com. Ecco tutto quello che c’è da sapere sui fenomeni paranormali che infestano l’hotel Posada del Sol.

Hotel Posada del Sol

Hotel piuttosto conosciuto dai locali, situato proprio a Città del Messico. L’hotel si trova più precisamente nella colonia “Doctores“, non molto distante dalla fermata della metro Niños Héroes. Sicuramente uno degli edifici più enigmatici della zona.

A sottolineare il suo aspetto infestato, la vegetazione che si arrampica ormai indisturbata su tutta la struttura. Un hotel selvaggio che sbuca in mezzo a fast food, risalente alla prima metà del XX secolo. Abbandonato e caduto in disuso, ma di certo non dimenticato dalla memoria dei cittadini. Un hotel pensato originariamente per ospitare gli artisti alla ricerca di un luogo di ispirazione. Quale spazio più evocativo può esistere, di un hotel infestato?

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La leggenda

Sull’Hotel Posada del Sol circolano tante voci, ma la storia vera e propria non risulta ben chiara. Esiste però una sorta di leggenda metropolitana che parte dal costruttore dell’hotel, Fernando Salvaña Gardan. Un architetto che aveva un semplice sogno: costruire un hotel in cui i visitatori potessero rilassarsi. Circa seicento stanze, un residence spalmato su sei edifici disposti intorno a giardini, cortili, fontane, terrazze e gazebo. Poi ancora casinò, il teatro, un cinema, i bar, la cappella, il bagno turco, i negozi.

Non sarebbero mancati i ristoranti, le gallerie, le case da tè, la sala per ballare e la musica. Salvaña comincia subito con i lavori che però, incontrano sin dall’inizio parecchi ostacoli. L’idea di un hotel per artisti si fa sempre più lontana. Aumentano i problemi, anche di pianificazione. Si dice che sia a causa di tutte queste difficoltà, che il progettista si sia ucciso. In che modo? Impiccandosi al campanile di fronte alla cappella dell’hotel. Avrebbe lasciato anche un’ultima nota in cui spiegava che il fallimento del suo sogno l’aveva portato a questa scelta estrema. Un progetto senza dubbio ambizioso, quello di Salvaña, il cui spirito ancora oggi si aggira sconsolato per l’hotel.Un’altra versione dei fatti però vede il nostro uomo morire di polmonite nella sua casa nel Lomas. Anche le sue origini sono in discussione: c’è chi lo vuole spagnolo, chi messicano.

C’è chi dice sia figlio di padre messicano e madre spagnola. Alcuni poi hanno letto degli indizi massonici o, addirittura, satanici in alcuni simboli sparsi per l’hotel. Ma tutto questo fa parte dell’aura misteriosa che ruota attorno all’edificio e al suo creatore.

Lo spirito della ragazza uccisa

Un’altra storia narra che, durante gli anni Settanta, quando la casa ospitava gli uffici dell’Istituto Nazionale per lo sviluppo della comunità e insediamenti rurali (IDECO), una ragazza sia scomparsa. L’ultima volta era stata avvistata fuori dal vivaio disposto per la cura dei figli dei dipendenti. Dopo diverse ore di ricerca accurata, il suo corpo era stato ritrovato, nascosto all’interno di uno dei tunnel sotteranei. Da allora si dice che lo spirito della vittima si avvicini ai visitatori per intimar loro di mantenere vivo il ricordo di questa tragedia. E suggerisce anche di occuparsi dell’altare eretto sul posto della sua morte.

A quanto pare, attualmente, alcuni operatori che avevano scelto l’hotel per girare un film, si curano di questo monumento, in seguito ad un’apparizione della ragazza.

Altri miti

Una fonte che ha chiesto di non essere rivelata, ha dichiarato esistono dei reperti di teschi e altri resti scheletrici -appartenenti forse a ben 40 persone diverse- trovati all’interno dei tunnel o murati tra le doppie pareti. Alcuni credono che queste esequie confermino la pratica di sacrifici umani svolti nell’hotel. Ma dall’altra parte, potrebbero anche essere la prova di avvenimenti ancora più inquietanti: potrebbero essere le tracce delle note esecuzioni praticate durante il periodo della repressione studentesca degli anni settanta. Di sicuro è probabile che i persecutori abbiano utilizzato queste gallerie, proprio come è successo con altre strutture simili, per rinchiudere e torturare alcuni dei molti giovani scomparsi durante quel sanguinoso capitolo della storia messicana. La vicinanza dell’hotel agli impianti di corte, così come la sua posizione centrale nella mappa della città assieme al fatto che, una volta dentro, non c’è modo di essere rintracciati o visti dall’esterno, rendono l’hotel il luogo ideale per la reclusione.

Un’analisi scientifica delle ossa riportate in luce sarebbe il solo modo per determinare la loro natura. Si potrebbe risalire alla data di origine. In questa maniera le varie teorie sulle pratiche svolte all’interno dell’hotel potrebbero trovare finalmente una spiegazione.

Dopo la morte di Salvana

Nonostante l’enfasi iniziale, il grande progetto di Saldaña è restato in piedi per breve tempo. L’hotel è rimasto aperto solo per otto mesi. Quando le sue porte sono state aperte al pubblico, il cemento era ancora fresco. L’idea originaria probabilmente era meno ambiziosa. Solo col passare del tempo le aspettative sono mutate, si sono ingigantite. Nuove zone dell’hotel sono state progettate, così come sono stati aggiunti degli edifici alla pianta primaria. Sono stati acquistati altri terreni adiacenti. Aumentato il bisogno di forza lavoro. Ordinate grandi quantità di materiali preziosi. L’hotel è diventato il fulcro in cui versare parecchie delle risorse economiche della capitale.

Così come accadeva spesso per qualsiasi iniziativa di quel periodo storico. Tutta quest’operazione mastodontica ha trascinatol’intero hotel in una spirale di debiti considerevole.

Ipotesi del fallimento

Esistono più versioni che spiegano i motivi della breve vita di attività dell’hotel Posada del Sol. Principalmente tre sono le ipotesi più quotate, alla base del suo fallimento. Le prime due ruotano entrambe attorno alla figura del progettista Saldana. La terza ha a che vedere con le presunte implicazioni massoniche nel progetto iniziale dell’hotel.

Debiti

La prima spiegazione identifica il problema maggiore nell’accumulo spaventoso di debiti. Il creatore avrebbe ottenuto la deviazione dei fondi del tesoro pubblico al fine di portare a termine la sua opera. Ad un certo punto, ovviamente, lo stato non ha potuto più sostenere i costi di un hotel così complesso e ha rivendicato almeno una parte delle spese. Non ottenenendo indietro neppure una porzione dell’investimento iniziale, ne ha confiscato la proprietà.

Lotta di potere

La seconda ipotesi interpreta i fatti in chiave più politica. Una lotta tra partiti sarebbe la causa della chiusura dell’hotel. Il cambio dei vertici al potere durante la fase di costruzione, avrebbe portato al fallimento dell’impresa. Il gruppo politico salito al governo si sarebbe opposto all’hotel di Saldana, in opposizione alla fazione che l’aveva preceduto. Uno stato prima sostenitore e poi oppressore del progetto di un hotel culturale.

La massoneria.

Esiste infine una terza storia sulla precoce chiusura dell’hotel. Si tratta del suo ipotetico legame, soprattutto economico, con l’ambiente massonico. Molto diffusa è la voce secondo cui il motore primario dietro la costruzione dell’hotel coincida col motivo del suo fallimento. La Massoneria avrebbe inizialmente investito nell’hotel e, in seguito, le pressioni di altre congregazioni, o guerre intestine, avrebbero spinto verso la chiusura della struttura. Questa storia si nutre principalmente dall’intepretazione di alcuni dettagli stilistici disseminati nell’hotel. Sarebbero simboli dotati di significati più profondi. Ad esempio la ripetizione ossessiva del numero 33, la riproduzione di pentagrammi. La presenza costante di vergini gravide e altre simbologie che fanno riferimento all’esoterismo.

Detto, questa tesi potrebbe esser intesa anche in senso opposto Se effettivamente Saldaña era un massone (considerazione abbastanza plausibile dato che a quell’epoca la Massoneria, in Messico, è stata sempre collegata alla politica) potrebbe anche esser stato ripudiato. Viste le numerose difficoltà che sono saltate fuori, il gruppo massonico potrebbe essersi tirato indietro rispetto a uno dei suoi membri. Questo spiegherebbe alcuni dei messaggi che si trovano scolpiti sulla pietra. Una forma personale di Salvaña di intendere il culto massonico. La cappella dell’hotel è emblematica in questo senso. Il suggerimento estetico va proprio in direzione di sette segrete, di uomini incappucciati che allestiscono cerimonie pagane. Forse non ci si può realmente spingere ad ipotizzare riti satanici, ma, di sicuro, sono visibili tracce di pratiche occulte.

Innegabile resta un solo fatto: qualsiasi sia la ragione effettiva, l’hotel Posada del Sol è restato aperto per soli otto mesi dopo la sua inaugurazione.

Lo stile architettonico

Il complesso architettonico è caratterizzato da un miscuglio di stili architettonici provenienti da varie aree geografiche. All’interno dell’hotel si trovano degli arabeschi. Ma ci sono anche colonne romane. Lo stile iberico si incrocia con quello meso-americano. L’ntero hotel si presenta come uno straordinario ibrido. Una chimera poco aggraziata in tutte le sue declinazioni stilistiche. I materiali utilizzati per la sua costruzione sono tanti. La pietra vulcanica si alterna al marmo e ogni dettaglio architettonico ha la sua propria caratteristica, dal cornicione al tetto. Le finestre sono in marmo traslucido. Ci sono doccioni in pietra, teste di fauni, di tori, di monaci. Rappresentazioni in basalto di lupi e di donne che partoriscono nei giardini. Sono evidenti le influenze della corrente surrealista. L’hotel sembra essere un’esaltazione della rivoluzione, per via dei murales e delle iscrizioni in cui appare la figura di José Maria Morelos y Pavon. I particolari sono troppi da elencare, ma, nel loro insieme, formano un’immagine elegante quanto kitsch. Un hotel che sembra un collage ideologico fallito. A vederlo ha tutta l’aria di essere un’opera architettonica frutto di un genio schizofrenico.

L’hotel Posada del Sol oggi

Ovviamente, come spesso accade in questi casi, l’hotel non è rimasto senza un proprietario. Nel corso degli anni il Posada del Sol ha assunto diverse funzioni a seconda di chi ne veniva a capo. Al suo indirizzo è stato ospitato l’Istituto Nazionale per lo sviluppo della comunità e insediamenti rurali (IDECO). Ma non è stato il solo. Ha trovato sede nell’ex hotel anche l’Istituto Inter-American nazionale indiano (INII). La procura generale di Città del Messico e del Sistema per lo sviluppo della famiglia nazionale (DIF). Proprio quest’ultima èl’organizzazione che, insieme alla direzione generale per i Beni culturali, ne gestisce attualmente la proprietà. Oggi l’hotel è usato principalmente come set cinematografico. Sono molte le produzioini che si ispirano alla sua struttura per ovvie ragioni. Altrimenti, l’hotel è impiegato anche come magazzino per gli immobili sequestrati.

Una visita guidata dell’hotel

Dopo le dovute presentazioni, possiamo ora fare un’esperienza più diretta del Posada del Sol. Attraverso gli occhi di Andrès Cota, esploriamo i demoni di questo hotel. Un reportage accurato che ci mostra stanza per stanza, per i corridoi deserti, un hotel spettrale. L’obiettivo della troupe guidata da Cota è scoprire la verità nascosta della storia dell’hotel. Noi leggiamo un estratto di questo viaggio che somiglia alla trama di un film dell’orrore. Andiamo con lui a dare la caccia ai fantasmi.

La spedizione di Andrès Cota.

La prima volta che ho sentito parlare di “La Posada del Sol” non ho prestato la dovuta attenzione. Ero in un bar a Città del Messico. Un signore grasso, con lo sguardo un po’ perso e con la birra che colava dalla barba, raccontava ai suoi compagni di bevute la storia di un hotel abbandonato in città.

Seguita da questa drammatica introduzione, il lancio della sfida: formare una spedizione verso l’hotel Posada del Sol. Andrès però ha deciso di lasciar perdere, trattandosi di un gruppo di ubriachi. Solo mesi dopo, il nome dell’hotel si è presentato di nuovo alla sua porta.

Ero a cena da un amico quando la discussione si sposta sull’argomento “fantasmi ed apparizioni”. Dato che mi sono considerato da sempre un difensore -possiamo dire quasi radicale- del pensiero razionale, non avevo molto da aggiungere al dibattito che non fosse nettamente negativo. E come spesso accade in questi casi, i miei interlocutori passarono dagli aneddoti alle prove, o meglio, le prove secondo loro.

Ed è stato così che ho visto le immagini di questo luogo emblematico per la prima volta.
Le storie di fantasmi non mi hanno convinto del tutto, ma una cosa era ormai perfettamente chiara per me: il sito meritava una spedizione imminente.

Vista da fuori

Andrés inizia il suo racconto con una vivida descrizione dell’hotel nel contesto urbano in cui si inserisce. Lo stacco tra lo stato di trascuratezza dello stabile e l’ambiente di locali che lo circondano rende lo scenario ancora più surreale.

Dalla strada, l’edificio non sembrava essere molto più di un albergo fatiscente abbandonato al proprio destino come molti altri nella capitale: vetio rotti, graffiti, erba che cresce sui balconi, pipì sul muro e uno o due barboni a ripararsi dal sole sotto la sua ombra. La prima cosa che mi ha colpito è stato il brusio che circondava la casa, centinaia di persone nella loro routine urbana non prestavano la minima attenzione. Torte, tacos, tostadas, frutti di mare, bancarelle di abbigliamento, orologi, riviste e persino una strada sushi changarro proprio all’ingresso. Questo, più il fatto che attorno ci fosse la stazione della metropolitana, i tribunali, dei centri di giustizia e molti altri edifici governativi, ha smorzato l’aria semi-mitologica che si era formata nella mia mente.

L’ingresso

La spedizione procede all’interno dell’hotel, dove ad accoglierli trovano un corridoio buio, umido, lungo circa 4 metri. Un ingresso che si estende lungo tutto l’edificio e costellato da numerose porte per altrettante camere.

Le nostre torce illuminano lungo i muri. Ci sono numerose iscrizioni rupestri a raccontare i trascorsi dell’hotel. Ci circondano pezzi di ferro arrugginiti. Tante le pietre ammucchiate negli angoli dell’edificio. Fa molto freddo quaggiù, nonostante fuori sia mezzogiorno e il sole splende. Se fossimo persone meno scettiche, probabilmente ora saremmo pietrificati dalla paura. In ogni caso, il pensiero va alle torture avvenute qui, ai tempi di Black Durazo. Erano solo studenti. Mi sale un leggero brivido lungo la schiena.

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L’altare della ragazza uccisa

Ed ecco che il gruppo di esplorazione raggiunge uno dei punti più celebri dell’hotel. Purtroppo non per buoni ragioni: si tratta dell’altare costruito in ricordo della ragazza rimasta uccisa anni fa. Una delle tante storie agghiaccianti che gravitano attorno all’immaginario dell’hotel.

La soglia della camera è piccola, costringe a tenere la testa in giù e a procedere accovacciati. Sulla parete della stanza ci sono dei disegni che raffigurano bizzarri personaggi per bambini come Snoopy. Ci sono anche alcuni messaggi scritti in una strana calligrafia, difficili da decifrare. In fondo c’è l’altare della vittima, con un vestito appeso sopra un tavolo pieno di dolci e giocattoli. Ci sono alcune fotografie rovinate, fiori e candele. La sensazione generale è un po’opprimente, soprattutto quando ci si ricorda di essere in un disperso seminterrato. .

Abbiamo contemplato l’altare in silenzio per un po ‘fino a quando non si è aperta una piccola discussione sulla sua autenticità: chi l’avrà costruita e quando? Era davvero morta una ragazza là dentro? Ci siamo poi chiesti come continuare con l’esplorazione del sotterraneo. All’uscita del tunnel principale ci siamo resi conto che la porta della stanza accanto era bloccata. Abbiamo cercato di forzarla, ma senza successo. Abbiamo costeggiato il perimetro per verificare che si trattasse di uno spazio abbastanza grande. Al momento la scelta era chiara: avevamo bisogno di vedere cosa ci fosse là dentro. Dopo un giro di perlustrazione di qualche minuto, qualcuno ha griato”Voi, qui c’è un’apertura.”Abbiamo attraversato il buio per raggiungere il punto da dove sono arrivate le voci. In effetti, c’era un buco sulla parete; una sorta di finestra arrugginita attraverso la quale, una volta aperta, con un certo sforzo, sarebbe stato possibile entrare nella stanza. La prima cosa che mi è saltata all’occhio è che la porta era chiusa dall’interno da un grande tumulo di pietre impilate ordinatamente; Questo suggeriva che si trattasse di una scelta volontaria. Un altro grido mi ha fatto spaventare: “No Mamen, qui è un altro altare” … Mi sono diretto in quella direzione e ho trovato una serie di pareti doppie alternate da spazi vuoti tra di loro. Tra questi, un piccolo altare composto dai teste di bambole.

Il sarcofago

Le sorprese macabre non finiscono qua: Andrés e la sua compagnia si imbattono in quello che ha tutta l’aria di essere un piccolo sarcofago fatto di roccia che resta come sospeso sul suolo. Il coperchio di questo luogo funebre è ornato con una croce tracciata con della polvere bianca. L’iscrizione IMRI si trova sulla base del sarcofago. Tutt’attorno, a circa un metro di distanza, ogni cosa fa pensare ad una struttura adibita per dei fuochi e per l’allestimento di probabili rituali.

La cappella

Altro luogo importante all’interno dell’hotel, il posto in cui il suo stesso costruttore si pensa si sia tolto la vita. I nostri turisti dell’orrore approdano nella cappella. E quello che trovano si inserisce perfettamente nella generale sensazione di morte che ispira l’hotel.

La cappella è a due piani, ha una volta decorata con affreschi con numerose finestre ovali. Fatto con un marmo traslucido circolare. Il balcone che corre lungo la parete del secondo livello, è stato scolpito in pregiato legno. I materiali utilizzati sono di una finezza che provoca smarrimento. I confessionali sono la massima espressione dello stile barocco del tempo. Una stella di cinque picchi si estende su tutta la superficie, realizzata con lo stesso tipo di marmo delle finestre. Sul pavimento della basilica è disegnato un grande pentagramma. Anche l’altare è costituito da questo tipo di pietra, ed è composto da un’enorme lastra in cui è integliata una croce. Sotto la stella e dietro l’altare, un sistema di tubi che suggeriscono che nei tempi migliori il pavimento avrebbe potuto essere illuminato dal basso con delle fiamme attraverso la croce (possibile inoltre, che i tubi servissero a portar via l’acqua utilizzata per lavare il sangue utilizzato durante le cerimonie). Dodici statue di gufi con pietre preziose al posto degli occhi ci osservavano dall’alto. L’intero spazio è coronato dai simboli dell’oroscopo, scolpiti nella pietra. Al secondo piano una porta, ora murata, che conduceva direttamente alle principali camere dell’hotel. Pensavamo che fossero quelle in cui ha vissuto il Signor Saldaña. Impossibile non chiedersi che tipo di rituali siano stati eseguiti tra queste mura. Sono state cerimonie puramente massoniche, o un’individuale versione del culto? In ogni caso, quando si era superato il limite? A giudicare dalle caratteristiche del luogo, queste persone avevano avuto l’occasione di sfogare le loro fantasie più audaci.

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Il futuro dell’hotel Posada del Sol

Dopo questo tour in prima persona del nostro hotel stregato, possiamo interrogarci sul suo prossimo avvenire. Il futuro del Posada del Sol resta incerto. Lunica evidenza resta il suo stato d’abbandono che rivenica la necessità di lavori di restauro. Uno dei suoi edifici andrebbe interamente ricostruito prima che crolli sotto la stagione delle piogge. Prima che le sue mura si trasformino in vere e proprie cascate di cemento. Attualmente è in piedi un progetto sostenuto dal governo di Mancera, che vorrebbe convertire l’hotel in un luogo di arti e mestieri. Il Segretario della Cultura del Comune., Lucía García Noriega, aveva affermato che questo sarebbe stato possibile già nel 2013. Tuttavia, al momento sembra non ci siano evoluzioni significative per la concretizzazione del progetto. Altre voci sostengono che l’hotel si trasformerà in un complesso di triunnali o di altre agenzie selezionate dallo stesso Dipartimento della Giustizia. Ma questa sarebbe un’operazione abbastanza inutile, considerando gli ultimi avvenimenti nella capitale. Ci si augura che le autorità di competenza riconsiderino questo hotel nella sua valenza architettonica. Di certo sarebbero necessari ingenti investimenti, ma ne varrebbe la pena di fronte ad un gioiello di stile qual è l’hotel Posada del Sol.

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