Forse in pochi la conosceranno di nome, ma la scrittrice freelance Catherine Price ama viaggiare e, attraverso il suo blog, racconta della sua passione fornendo preziosi consigli ai viaggiatori di tutto il mondo. Così, dopo che le librerie di ogni Paese si sono affollate di guide e manuali sui posti imperdibili da visitare, la Price va oggi controcorrente e scrive cosa non sia meritevole d’esser visto. Da musei sopravvalutati a posti senza alcun valore socio-culturale, la lista dei luoghi in cui il costo del biglietto è decisamente mal investito la potete trovare nel suo ultimo libro, “I 101 posti da NON vedere prima di morire”.
Qualche esempio: il Gum Wall di Seattle, USA, un gigantesco muro ricoperto da gomme da masticare cui chiunque di passaggio può dare il proprio “contributo”. Giudicato “il secondo sito turistico meno igienico al mondo” dalle autorità sanitarie americane, il colorato muro delle gomme è stato irrimediabilmente bocciato dalla Price. Così come la pietra di Blarney, in Irlanda, che la tradizione vuole venga baciata a testa in giù. Lei taglia corto:
“Non capisco cosa ci possa essere di interessante nell’andare a baciare un pezzo di roccia su cui hanno posato le labbra, nello stesso punto, migliaia di persone. Direi che è qualcosa di cui posso fare a meno”
O ancora l’hotel di Karostas, in Lettonia, costruito nell’antico carcere comunista, in cui ai visitatori è richiesto di indossare tute mimetiche e di dormire nei vecchi lettini di acciaio. Seguito dal museo dell’acqua potabile di Pechino, nato dopo che l’amministrazione della città aveva imposto la creazione di 150 nuovi musei entro il 2008, spargendo per la città gallerie dedicate a qualsiasi cosa. Perfino alla storia dei rubinetti cinesi, “e la cosa più incredibile – ha scritto la Price – è che l’acqua di Pechino non è affatto potabile”. Rimanendo in Asia, ha meritato una citazione nel dissacrante libro anche il tunnel dell’area demilitarizzata al confine tra le due Coree, nulla di più che un lungo e claustrofobico corridoio, protetto da due fila di soldati. Un’esperienza, anche questa, del tutto evitabile a detta della blogger. Perfino il museo dell’anatomia umana di Torino non ha colpito favorevolmente l’esigente viaggiatrice.
Inutile dirlo, il libro ha suscitato polemiche e antipatie verso la Price, soprattutto da parte dei gestori delle attrazioni citate. Se molte di queste sono senz’altro bizzarre e prive del fascino della storia, si tratta comunque di tappe ben inserite negli itinerari turistici e la cattiva pubblicità che se ne fa nel libro non ha suscitato troppi applausi. Al gusto dei lettori – e dei viaggiatori – l’ultima parola.











