I costi delle nostre ambasciate nel mondo COMMENTA  

I costi delle nostre ambasciate nel mondo COMMENTA  

Ecco quanto ci costano i diplomatici nel mondo: 1.7 miliardi di Euro all’anno spesi per sedi d’ambasciate e rappresentanze permanenti

 

La Spending review ha colpito  sanità, cultura e sicurezza, non la “classe diplomatik”

 

In inglese si chiama spending review, in italiano: “Vediamo di dare un taglio ai costi sennò qui andiamo a gambe all’aria. Giustissimo, ma a chi tagliamo le sovvenzioni, a tutti? No, scarichiamo solo le riduzioni di spesa sul personale a contratto mentre a noi politici no!” Effettivamente la traduzione in italiano è assai più lunga delle due paroline così maestralmente inseriteci nel nostro vocabolario: spending review. Pronunciare queste parole ci fa sentire poligloti, sicuri e ferrati in materia, anche se i più ferrati in materia, poligloti e sicuri  – economicamente parlando –  sono solo loro, gli ambasciatori e i diplomatik. Una classe questa a tratti dimenticata, forse perché fuori Italia, con stipendi e agevolazioni superiori ad alcuni Capi di Stato esteri. Un esercito di 919 diplomatici sparsi in tutto il pianeta: ovviamente a spese nostre, sia ben inteso, ma partiamo con ordine.


Più che una “casta” nel nostro Parlamento, sembra una vera e propria lobbying, visto che nessun politico e diplomatico è stato interessato da queste riduzioni di spesa a discapito, come sempre, del cittadino. Amici di amici, false risse sul tema che ricordano grottescamente “I ladri di Pisa”, ammiccamenti, minacce, sorrisi, indecisioni e tante parole, troppe! Infine quando si tratta di tagliare alcune “mancette remunerative” tutti si battono per la stessa causa, incredibile…[…]…Remunerazioni che di questi tempi suonano come uno schiaffo ai contribuenti. <<Garantisce il popolo italiano: potete stare tranquilli signori ambasciatori e diplomatik, nulla sarà ritoccato, state sereni>>. Chiunque di voi continuerà a guadagnare 380mila Euro l’anno tra: indennità di servizio (esentasse) e stipendio metropolitano (tassato) cui vanno aggiunti il 20% di maggiorazione per il coniuge, il 5% per i figli, indennità di rappresentanza e sistemazione, contributo spese per residenza e personale domestico. Più premio di risultato variabile da 50 a 80mila euro. L’ambasciatore di Parigi, ad esempio, prende 320mila euro netti, 125mila euro di oneri di rappresentanza, 64mila per la moglie e 16mila per il figlio, ovvero: il diplomatico in Francia guadagna più di Sarkozy! (N.d.r.)

Anche i consoli non avranno di che preoccuparsi. Ad Amburgo, ad esempio, il console continuerà a percepire i suoi 5mila euro al mese di stipendio versati in Italia e 14mila d’indennità netti (esentasse) perché non fiscalizzati né in Italia e né in Germania. Il totale di questi stipendi, più simili a indennizzi invece che indennità di rappresentanza e bonus trasferta, è a dir poco da capogiro. Solamente la voce “indennità di servizio” nel 2012 ci è costata 311 milioni di euro.  Quest’anno, 2013, salirà a 344 milioni, con una spesa ulteriore di 44 milioni che andranno nella direzione contraria ai tagli riservati ad altre categorie di dipendenti dello Stato. Che meraviglia, era ora che qualcuno ci facesse sentire disillusi, in fin dei conti chi ci pensa agli ambasciatori e a tutto il suo seguito Reale? Però alcune riduzioni ci saranno, poiché loro, i governanti, pensano a noi. Queste riduzioni colpiranno il personale già “povero” assunto nelle nostre ambasciate con contratti e tariffe locali (quindi i costi e gli stipendi saranno abbassati ai dipendenti? Geniale!). A loro la spending review riserverà l’ennesimo blocco degli aumenti, come da dieci anni a questa parte. Una notizia che scava ulteriormente il solco della disparità che caratterizza le nostre sedi di rappresentanza nel mondo, dove fianco a fianco lavorano funzionari e autisti mandati da Roma a 6mila euro netti al mese e altrettanti colleghi di nazionalità straniera che prendono dieci volte meno.

Ecco nel frattempo alcune cifre di qualche “migliaio” di Euro, giusto per non perdere la stima verso l’istituzionalmente giusto (salarialmente parlando). E. M., ambasciatore a Berlino, guadagna il doppio della Merkel: la cancelliera tedesca dalla “simpatia verboten” che percepisce uno stipendio di 20mila Euro netti al mese. Saranno i tedeschi fessi oppure i nostri “Capi” troppo remunerati? Questo carrozzone d’incravattati e portatori esteri di sorrisi con le strette di mano e il “rinforzino”, ci costa la cifra di 1,7 miliardi di Euro l’anno: <<Sì, avete letto bene>>, i quali pesano nel P.i.l. (prodotto interno lordo) lo 0,1%. Anche se attualmente alcune sedi sono state ridotte e con esse alcuni sportelli come in Albania, Australia, Croazia, Egitto, Francia, Germania, Paesi Bassi, Slovenia, Svizzera, Stati Uniti e Romania. Ci sono ancora 325 sedi tra ambasciate, rappresentanze permanenti, delegazioni diplomatiche speciali, uffici consolari e istituti di cultura; più dei cinquanta Stati U.S.A. messi insieme che arrivano a 271 o a quelli Russi, 309. Il Regno Unito, più parsimonioso ne ha 260 mentre la Germania 230. I tagli che sono stati apportati, chiudendo alcuni gabinetti, sono poca roba: non più di 5milioni di Euro. Il detto diceva: <<Ambasciator non porta pena>> ma qui la pena non la portiamo, la teniamo in casa nostra.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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