I dolori del giovane Grillo: i dissidenti del Movimento 5 Stelle

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I dolori del giovane Grillo: i dissidenti del Movimento 5 Stelle

Dalle stelle alle stalle, verrebbe da dire. Qualche mese fa commentavamo gli ottimi risultati del Movimento 5 Stelle alle amministrative, ma adesso sembrano passati anni da quei fasti. L’intervista fuori onda di Giovanni Favia, consigliere M5S dell’Emilia-Romagna, “rilasciata” e trasmessa al talk show di La7 Piazzapulita, ha fatto scoppiare una mina sotto i piedi di Beppe Grillo.

«Non c’è democrazia nel M5S, decide tutto Casaleggio». Le parole di Favia hanno inferto un duro colpo alla credibilità del movimento, che aveva fatto della democrazia e della comunicazione sul web, il luogo di massima espressione della democrazia, il cardine della propria ideologia politica.

Invece, sembra che nel M5S ci sia un vero e proprio gruppo di dissidenti, i quali hanno dato vita ad un movimento di rottura rispetto all’ortodossia di Grillo e Casaleggio, dal nome più che eloquente: Movimento Revolution. Sulla rete lo sdegno dei delusi dal “grillismo” non risparmia nessuno: che sia lo stesso comico genovese oppure Favia, che ha scoperchiato il vaso di Pandora e reso pubblica la tirannia a cinque stelle, tutti sono colpevoli.

Il consigliere emiliano è soltanto un «ragazzo subdolo», mentre Grillo è talmente preso dal proprio potere da non essersi reso conto della nascita di gruppi aristocratici, che si servono delle battaglie del M5S per ottenere incarichi di prestigio. Insomma, la stessa situazione di qualsiasi partito contro cui il M5S si è sempre battuto. Un epurato, Gaetano Vilnò, ex grillino parmense espulso nel 2009 e accusato di essere «un infiltrato della destra», ha raccontato su YouTube la sua verita: «Spesso si entra in buona fede, poi ci si ritrova ad avere a che fare con una situazione ingestibile. Grillo fa le regole, decide le iniziative, ha fatto il programma senza sapere neanche chi lo ha stilato e senza voto elettronico, decide i candidati».

Quindi, la rivoluzionaria creatura di Grillo e Casaleggio, che aveva fatto del suo rompere gli schemi della politica tradizionale il suo punto di forza, sta sperimentando una secessione interna. La rivolta ha fatto subire a Grillo un dantesco contrappasso: su Facebook è nato il gruppo Vaffa Beppe Grillo, prendendo spunto dal V-Day organizzato dal politico genovese, dove vengono riportate le varie denunce sulla “dittatura” del M5S.

Il tutto mentre gli epurati hanno inviato un esposto contro la Casaleggio Associati, che possiede il simbolo del Movimento 5 Stelle: secondo l’esposto, il M5S sarebbe una società di e-commerce (la Casaleggio Associati) e dietro a Grillo, dunque, ci sarebbe un’azienda che ottiene guadagni attraverso il blog e la vendita di vari prodotti, il cui proprietario è appunto Casaleggio.

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