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I figli di papà

Milano

I figli di papà

Oramai sono diversi mesi che quest’immagine gira sui social network ed in rete, sicuramente scuote gl’animi di chi la guarda e per lei sono stati scritti fiumi di commenti.

Bisognerebbe cominciare con il puntualizzare, che Elena altro non è che l’attrice Isabella Ragonese, protagonista de “Tutta la vita davanti” per la regia di Paolo Virzì

Il film narra le vicissitudini di una neolaureata nell’universo del lavoro precario. Marta/Elena è una ragazza colta, curiosa e taciturna, che trova lavoro nel call-center di un’azienda che commercializza un elettrodomestico futuribile e si avventura così in nuovo mondo fantasmagorico di giovani telefoniste e venditori invasati, danze motivazionali, jingle aziendali, premiazioni, applausi e penitenze concordate.
Un ritratto allegramente feroce, comico e amarissimo, della società contemporanea narrata dallo sguardo curioso, divertito e sgomento di una giovane laureata in filosofa/economia. Se non fosse che il film è già uscito nelle sale nel 2008, il regista potrebbe utilizzare quest’immagine come cartellone pubblicitario, perchè il film si accosta benissimo al messaggio espresso da questa foto, che altro non è che lo specchio della nostra Italia.

La variante tra il film e la realtà è il giovane Bossi che catalizza su di sé il malcontento di una generazione dalla precarietà assoluta e quindi nemica dei figli di papà.

Riccardo Iacona, in settembre ha intervistato per “Presa Diretta” Antonio Stella, autore del libro “La Casta”, che tratta i costi della politica.

Stella offre alcuni spunti confrontando stipendi dei deputati italiani con quelli degli altri Paesi e tra i tanti risulta che il Trota (nomignolo dovuto al padre che durante un intervista ha dichiarato ad un giornalista che chiedeva chi fosse il ragazzo a fianco a lui, Bossi Senior rispose ” Chel pirla lì l’è minga un delfin, ma l’è una trota”) guadagna come tre governatori Usa messi assieme.

In fondo non e’ colpa sua ma della casta politica italiana che elargisce migliaia di euro di stipendio ed è colpa dei 14.000 padani che l’hanno votato a Consigliere regionale. La storia di Bossi Junior rispecchia abbastanza bene la filosofia della politica italiane 500 mila persone in italia ,vivono alle spalle di chi lavora sul serio, una casta che ha messo radici da oltre 30 anni e che non lascia il passo alle nuove generazioni. Una casta che integra i posti liberi con i propri figli, nipoti e amicizie intime ed attualmente si lamentano (per la paura di andare in giro nudi) se si parla di tagli dello stipendio, quando un intera nazione è in ginocchio, a partire da chi cerca lavoro per non trovarne ad arrivare a chi dopo anni di lavoro ambisce alla pensione che diventa sempre più un miraggio.

Purtroppo, per il gioco delle parti, se da una parte abbiamo i figli di papà dall’altra abbiamo giovani laureati, magari anche con il massimo dei voti, il cui papà svolge un lavoro normale e che di conseguenza non trovano uno straccio di lavoro e sono obbligati a vivere con i genitori perchè non riescono a far fronte da soli al costo della vita.

Negli anni ’60-’70 la laurea significava un lavoro sicuro.

A pochi giorni dalla discussione della tesi si veniva contattati dalle aziende e l’accesso ad mondo del lavoro era praticamente immediato. Negli anni ’80 e ancora di più nei ’90 il binomio “titolo universitario-lavoro sicuro subito” non valeva già più ma, nonostante questo, si faceva fatica a credere che un laureato non trovasse un’occupazione subito. Oggi, purtroppo, per la gran parte dei laureati è realtà.

Lungi da me l’affermare che la laurea è un titolo di studio inutile, è però necessario non sopravvalutarlo: arricchisce sicuramente il nostro bagaglio culturale ma non necessariamente ci permetterà di arrivare dove ci eravamo ripromessi, di trovare subito il lavoro dei nostri sogni. Specialmente oggi, dove l’Italia è attraversata da crisi, disoccupazione e figli di papà.

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