I giochi che mi hanno reso un giocatore

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I giochi che mi hanno reso un giocatore


Il gioco che mi ha reso un giocatore, beh, non è stato uno solo. No, faceva parte di un pacchetto. Uno dei primi pacchetti ad aver deliziato il mondo dei videogiochi, per essere precisi. Una singola cartuccia che ospitava due dei videogiochi più grandiosi mai esistiti: Super Mario Bros e Duck Hunt.

Super Mario Bros. Prima di questo gioco, i videogiochi erano solo una delle tante forme di intrattenimento per questo ragazzino viziato. Un giocatolo, non riusciva a catturare la mia attenzione più a lungo di qualche istante. Prendevo in mano il controller, correvo finché non morivo e poi mi dedicavo alla costruzione di un edificio asimmetrico con le costruzioni. Ma sono rimasto incollato a Super Mario Bros. per qualche strana ragione.

Da adulto, posso capire perché Mushrrom Kingdom mi ha attratto. Il gioco non era semplicemente un paio di sbarre bianche che colpivano una pallina bianca su uno sfondo nero, no, era un mondo con i suoi abitanti dotati di obiettivi e personalità.

I Goombas si appiattivano quando ci si saltava sopra. I Koopa Troopas si ritiravano nei propri gusci e potevano essere usati come proiettili. Oh, e Mario poteva sparare sfere di fuoco, quando toccava un fiore del fuoco. Che mondo stravagante!

Non mi sono mai chiesto perché quel mondo fosse così strano: ho semplicemente preso il controller e mi sono divertito. Tutto era colorato, interessante e il gioco era divertente. Questo è qualcosa che vorrei avessero tutti quando prendono in mano un controller: puro divertimento.

Duck Hunt – Ora, non sono mai stato un cacciatore, un raccoglitore o un tifoso di questi sport. Mi lamento se mi piove adesso e non la smetto di brontolare se il sole mi “ustiona” leggermente. Non capisco l’incanto tra uomini muscolosi e palloni, ma soprattutto non riuscirei mai a uccidere un animale.

Ecco perché mi è rimasta la passione per Duck Hunt dopo tutti questi anni. Da bambino, non mi sarei mai sognato di far del male a degli animali.

Li amavo e ne voleva una coppia di tutte le specie per la mia Arca di Noè. Quando mi regalavano una pistola di plastica e mi istigavano per gioco a sparare qualcuno che amavo, ero davvero riluttante. Nella mia giovane mente, gli abitanti di Duck Hunt erano animali veri e io ero giudice, giuria e boia.

Naturalmente, dopo che i miei genitori mi hanno preso in giro, ho finalmente premuto il grilletto. Con mia grande sorpresa, quel mondo era colorato e comico. Le anatre, quando le sparavi, cadevano con uno stile simile a quello dei Looney Tunes. Un cane in versione cartone animato mi derideva quando fallivo. In questo modo la serietà con la quale avevo affrontato il gioco scomparve dalla mia mente. Ho capito che c’è sempre un lato leggero nella tragedia e che per i videogiochi non valgono certe regole.

Super Mario Bros. mi ha introdotto in un mondo di azione e avventura, mentre Duck Hunt mi ha mostrato che un sottile umorismo può essere inserito anche nel più violento degli eventi sportivi.

Questi giochi non mi hanno solo reso un giocatore, ma mi hanno aperto gli occhi su che cosa il mondo dei videogiochi è davvero in grado di fare. Questi non erano semplici giocattoli, c’era un coinvolgimento emotivo che valeva la pena provare. Se non ci avessi giocato, forse non sarei la persona che sono oggi.

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