I panini dello scandalo COMMENTA  

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La pagina web del pub viennese “Don Panino”

 

Nella romantica Austria, terra di musicisti, dittatori col “baffetto”, campioni dello sci e governatori californiani estrogenati, due nostri connazionali, Marco e Julia, hanno fatto incazzare un bel po’ di persone, e non poco.

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La loro ambizione è stata talmente irriverente da allertare addirittura l’Ufficio della Farnesina a causa del menù nel loro pub. Che c’entra, vi starete chiedendo… bene: arrivo al punto.

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La coppia è stata accusata, oltre al nome del locale Don Panino, di aver nominato alcune pietanze con i nomi di due nostri eroi: Giovanni Falcone e Peppino Impastato, assassinati entrambi per mano mafiosa.

Nello specifico: il panino Don Falcone (stando a com’è descritto nel menù) è un salsicciotto con salsa tricolore da cuocersi rigorosamente alla griglia mentre per il panino Don Peppino (Impastato) la sorte è peggiore poiché viene denominato – sempre sul menù –  «un siciliano dalla bocca larga, cotto in una bomba come un pollo nel barbecue».

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Effettivamente i due ristoratori di “casa nostra” avrebbero potuto evitare questi paragoni eroico gastronomici, poiché considerare Impastato «siciliano dalla bocca larga» non offende solo il giornalista Cinisense dei 100 passi, ma buona parte dei suoi corregionali i quali, grazie a persone come lui, hanno dato un forte monito di ribellione alla criminalità organizzata. Addirittura la sorella di Falcone, Maria, è scesa in campo per difendere il nome di suo fratello dall’umiliante paragone di un panino cotto su di una piastra da grill mentre Antonio Di Pietro ha chiesto una petizione di chiusura del locale alla Farnesina. Comprendo e rispetto, con l’orgoglio di essere stato rappresentato nella giustizia da Giovanni Falcone, la delusione della sorella del giudice e di tutti i parenti delle due vittime, fieri nell’essere consanguinei di personaggi straordinari, però una cosa positiva (quasi sicuramente senza averla premeditata) i due ristoratori l’hanno fatta: ricordare gli eroi!

Sarebbe stato più riguardoso non identificarli con dei piatti così grotteschi, confondendo il loro sacrificio con doppi sensi, salsicce e polletti arrostiti in fiumi di birra, sin qui tutti d’accordo, ma forse Marco e Julia l’hanno fatto per esportare all’estero quello che abbiamo di più onorevole in Italia: il coraggio e la fierezza. Non è una giustificazione alle intenzioni, sia ben inteso, ma cerco sempre di trovare la buona fede e l’ingenuità del “non sapere”, senza essere per forza degli sfacciati provocatori. Anche la denominazione del pub, giocando sul nome Panino, ricordando Padrino, lascia intuire quanto ci sia di genuinamente italico e commerciale nella scelta di questo appellativo del tutto opinabile, considerato che esistono altre pizzerie e ristoranti con nomi simili: “Mafiosi”, “Camorra” o “Al Capone” (a Torino, ad esempio, c’è un altro Don Panino). Probabilmente i due ragazzi sentendosi accettati oltre le Alpi non si sentono più figli, ma conoscenti del nostro Paese. Un autogol spacciato per satira da teatrino fai da te, come se ridere anticipatamente di se stessi prevenga uno sfottò al gusto di Sacher. Una tematica talmente importante e dannatamente triste da far gridare «allo scandalo», mentre in Italia ci sono vie dedicate a Bettino Craxi, Stalin (a Raffadali, provincia di Agrigento) e Mussolini (a Villanova di Camposampiero, Padova), eguagliando la volontà di non dimenticare gli stessi Falcone e Impastato in una targa affissa su di un muro. Marco e Julia credendosi “in”, in terra straniera, hanno sfoggiato il classico retrò di luoghi comuni riciclato da decenni, fatiscente e scassato come un vecchio frigorifero da un rottamaio, ma in quell’irrispettoso paragone forse è meglio essere menzionati in un piatto italiano che avere lo stesso onore di alcuni dittatori cui è stata dedicata una via. Il locale, oltretutto, era già chiuso da due mesi, come se quell’ilare autoproclamazione del sensazionale avesse sbarrato loro le serrande del pub prima di un “caso” diplomatico.

Il rammarico, oltre a paragonare una vittima ad un panino, è la scarsa conoscenza di molti di questi personaggi assassinati per aver creduto in una giustizia legalitaria per poi essere dimenticati, come un elastico, in quel cassetto che non apriremo più. Se il mancato rispetto ci ha portati a ricordare pochi uomini coraggiosi attraverso dei piatti di Ketchup e salamelle, forse la colpa non è solo di Marco e Julia, ma di un insegnamento da tempo orfano di nomi e cognomi. «Rimango dell’idea che mai nulla infangherà il nome e il giustizialismo di Falcone e Impastato, nulla, figurarsi una salsiccia e un pollo arrostito».

Giovanni Falcone, magistrato, (Palermo, 18 maggio 1939 – Capaci, 23 maggio 1992)

Giuseppe Impastato, giornalista, (Cinisi, 5 gennaio 1948 – Cinisi, 9 maggio 1978)

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