I Queens of the Stoneage ed il Rock del nuovo millennio COMMENTA  

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Queens of the Stone Age (U.S.A. – 1998)

Per coloro che dicono che in questi anni il rock è piuttosto agonizzante: potete aver ragione, ma se dite che è definitivamente morto, vi invito ad ascoltare i Queens of the Stone Age. Nati dalle ceneri dei Kyuss, gruppo leader di un sottogenere dell’hard rock chiamato stone rock, caratterizzato da ritmi molto secchi, pesanti, bassi e poco veloci, la band prende il nome attuale alla fine degli anni ’90, a dimostrazione di un cambiamento di stile musicale piuttosto netto.

Nell’omonimo album di esordio, i ritmi pesanti e cadenzati tutto sommato rimangono ancora, ma c’è un nettissimo avvicinamento alle linee metriche del rock più classico. Il risultato è molto molto buono, merito soprattutto dei riff di chitarra orecchiabili, ma mai banali, sui quali si sviluppano le canzoni della band.

Dopo un secondo disco che conferma le potenzialità del gruppo, nel 2002 esce “Songs for the Deaf”, giudicato unanimemente l’album della loro consacrazione. Alcuni critici riconoscono che il disco sia effettivamente valido, ma storcono il naso a vederlo come uno dei migliori album del nuovo millennio. Io decido di rilanciare: “Songs for the Deaf” è forse il miglior album di tutto il nuovo millennio: si tratta di una specie di concept album dedicato ai viaggi compiuti in macchina nel deserto californiano, con la sola compagnia della radio; a presentazione della maggior parte delle canzoni, infatti, c’è lo stacchetto radiofonico di turno. I suoni sono più prettamente rock che nei lavori precedenti, e l’album scorre fluidamente, nonostante ogni singola canzone differisca dall’altra per originalità.

Fare meglio era francamente impossibile, ma il successivo “Lullabies to Paralyze” del 2005 ha come unico difetto di sfigurare se paragonato al suo predecessore; in realtà anche in questo caso di pezzi validi, suonati in quello che oramai è il tipico stile del gruppo, ce ne sono parecchi.

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La band è ancora in pienissima attività e, sperando che “Era Vulgaris” del 2007 sia il classico scivolone sulla buccia di banana, sono pronto a scommettere che di cose interessanti ne avranno ancora da proporre. Alla facciaccia di chi sostiene che il rock sia morto.

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