I test genetici possono predire la sopravvivenza al cancro dopo la chemio

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I test genetici possono predire la sopravvivenza al cancro dopo la chemio

Ci sono poche cose più devastanti nella vita che ricevere una diagnosi di cancro. Mentre alcune scoperte mediche hanno aumentato le probabilità di sopravvivenza ad alcune forme di cancro, ce ne sono molte altre che lasciano ai pazienti una probabilità di sopravvivenza inferiore al 20%. Un altro aspetto molto delicato riguarda le forme di trattamento a cui molte persone devono sottoporsi.

La maggior parte dei medici si rivolge alla chemioterapia come ultima spiaggia per la lotta contro questa malattia mortale, ma molti pazienti riferiscono che il trattamento è altrettanto doloroso quanto la malattia. La teoria che sostiene la chemioterapia è che questo tipo di cura uccide tutte le cellule viventi presenti nel corpo umano, con la speranza di uccidere anche quelle cancerogene. La chemioterapia purtroppo però presenta due tipi di problemi. Il primo è che debilita molto il paziente. Il secondo è che, anche con la sua potente miscela di farmaci, la chemioterapia non sempre respinge il cancro.

Immaginate per un minuto.

Passando attraverso un regime intensivo di chemioterapia, che a volte può durare un anno o più, solo per scoprire che il cancro continua ad avanzare. Probabilmente i pazienti si chiederebbero se sarebbe il caso di proseguire con altri cicli di trattamenti che contribuirebbero soltanto a debilitare il loro corpo.

Ecco perché le notizie che derivano da uno studio durato dieci anni condotto su pazienti con una diagnosi di tumore al seno invasivo, sta destando molta attenzione. I risultati dimostrano che esiste un test genetico in grado di predire quali pazienti potrebbero trarre vantaggio dalla chemioterapia e quali no. Per coloro che sono passati attraverso la chemioterapia, sarebbe un immenso vantaggio sapere se vale la pena di utilizzare questo tipo di trattamento, o se potrebbe essere totalmente inutile.

Sembra interessante come un medico possa prevedere queste cose. Ebbene i ricercatori hanno utilizzato una combinazione di sensibilità alla terapia endocrina, alla chemioresistenza e chemiosensibilità.

Per quelli che hanno dei dubbi circa questi risultati, la ricerca ha mostrato che tra le persone che risultavano essere ricettive alla chemioterapia, c’era un tasso di sopravvivenza del 92 per cento, senza recidiva dopo un periodo di tre anni.

Per i medici, questa potrebbe essere una rivoluzionaria scoperta. Ogni anno i produttori di farmaci cercano di produrre determinati farmaci per contribuire a combattere questa malattia insidiosa. La sperimentazione clinica potrebbe essere aiutata da questi test genetici. I medici infatti, eseguiti questi test e scoperto che la chemioterapia non è una buona misura per un determinato paziente, potrebbero provare un altro tipo di terapia, magari meno invasiva, ma che potrebbe essere altrettanto utile.

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