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I Video Games non sono responsabili di violenza nella vita reale

Tecnologia

I Video Games non sono responsabili di violenza nella vita reale

Ogni volta che si assiste ad un episodio violento negli Stati Uniti, vengono responsabilizzati i video games. Anche oggi, che sono diventati una cosa normale per tutti i ragazzi, esiste ancora lo stereotipo del video gamer violento. Dopo il recente episodio di sangue nella scuola elementare di Sandy Hook, Connecticut, ancora una volta questi giochi virtuali sono stati messi all’indice. Di seguito sono elencate alcune ragioni che vorrebbero spiegare perchè questo non sia vero.

Nessuna relazione con la violenza reale

Molti studi hanno dimostrato che giocare ai video games violenti non incrementa un comportamento violento. Infatti i comportamenti criminosi da parte dei giovani negli ultimi vent’anni sono diminuiti, cioè proprio nel periodo in cui i videogiochi hanno acquistato popolarità. Un altro studio dimostra cche nonostante questi giochi siano diffusi in tutto il mondo, solo gli Stati Uniti hanno maggiori manifestazioni di violenza con armi, rispetto a tutti gli altri paesi.

Se i video games fossero il fattore scatenante di comportamenti criminali, non dovrebbero manifestarsi ovunque con la stessa diffusione? L’Entertainment Software Association ha svolto dozzine di studi che non evidenziano alcun legame tra i giochi ed i comportamenti violenti.

Istinto di sopravvivenza

I video games portano in superficie l’istinto di sopravvivenza che di solito non emerge nella vita di tutti i giorni. Durante le sparatorie virtuali è il tuo carattere che viene attaccato. Tu combatti per difenderti. Lo scopo del combattimento non è fine a se stesso, ma è sempre il mezzo per salvare qualcuno, o addirittura salvare il mondo. Tu sei l’eroe. D’accordo, esistono video giochi che comportano l’uccisione di innocenti spettatori, ma poi vengono evidenziate le conseguenze negative, come gli inseguimenti della polizia, che ti ammazza o ti porta in prigione. Giocare la parte del cattivo in questi giochi, ha sempre un effetto negativo sul tuo personaggio.

Fantasia

Nella vita reale non sarai mai intrappolato in una città sottomarina come Rapture, e non salverai mai la galassia dagli alieni.

Giocare con questi video equivale al guardare un film, o a leggere un libro; è un modo di evadere dalla routine. Il giocatore medio ha 30 anni, ha una famiglia, un lavoro e delle responsabilità. Non ha senso criticare la natura di questi video giochi. Giocare a Cooking Mama, ti trasforma per magia in un grande chef? Nemmeno giocare a Call of Duty ti trasforma in un soldato. Il giocatore tipo, capisce la differenza tra violenza digitale e reale. A volte provando un gioco di guerra, si capisce quanto questa sia una cosa orribile!

Un video gamer non è una persona più violenta perchè ama giocare. E’ sciocco trasformare questa tendenza in un capro espiatorio. Forse, tra qualche anno lo capiranno tutti.

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