I volantinari di Torino COMMENTA  

I volantinari di Torino COMMENTA  

 

Attraversi Via Roma e li trovi ad ogni isolato. Passi per Piazza Castello, vai in Via Garibaldi, di nuovo loro. Sono i volantinari. Pochi lavori necessitano pazienza e calma come quello di chi si getta su ogni passante a tiro, cercando di spillargli un sorriso (nonché alcuni euro). Sebbene la maggior parte delle persone non sopporti questo fenomeno, e risponda sempre “No! No, grazie! Sono di fretta! Devo andare!”, c’è da ammettere che solo un cuore d’oro e fervore per la causa, qualunque essa sia, possono portare persone normalissime a prendersi volontariamente schiaffi morali per mezza giornata.


Alcuni sono degli abitués, come l’uomo senegalese che sta davanti alla Feltrinelli di Piazza Castello, tentando di vendere libri sulle questioni africane; o i ragazzi che difendono le ragioni degli orfani, un pochino troppo aggressivi con i passanti che si rifiutano di ascoltarli; o ancora le meravigliose fanciulle di Green Peace, tra i pochi professionisti del settore che hanno sempre successo.


Nessuna di queste cause è ingiusta, tutte hanno davvero bisogno di un aiuto.

Nel sottotitolo dell’articolo c’è scritto “come evitarli, come aiutarli”.La prima parte è facile, è quello facciamo tutti i giorni. La seconda è impossibile, se vi fermate da tutti.


Non è importante quale causa scegliete, quanto il fatto che operiate questa scelta.

Funziona allo stesso modo con la carità. Non è possibile farla a tutti, ma è bene farla. Meglio darsi un metodo, se non si ha una coscienza che ci costringe, almeno una volta ogni due-tre giorni, ad aiutare il prossimo.

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Esempio: io amo la musica, e penso che il mondo sarebbe un posto migliore se ogni due isolati ci fosse qualcuno che riempie l’aria di note. La mia buona azione sarà quindi quella di dare sempre qualcosa quando trovo qualcuno che suona.

Aiutare chi ha bisogno è il modo (insieme al voto) in cui il cittadino può incidere sull’intera società. Che sia qualcuno che combatte per una causa nobile, o che qualcun altro si lasci andare giù, chiedendo l’elemosina, è nostro dovere fare qualcosa. Ognuno secondo le proprie possibilità, ognuno secondo le proprie convinzioni.

Vi è una scritta, su un edificio vicino a Palazzo Nuovo, e per quanto non ami chi deturpa i muri della nostra bella città, questa in particolare mi è rimasta in mente: “c’è chi di indifferenza muore”.

Non siate indifferenti.

 

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