Ictus: avete solo un'ora di tempo per salvarvi. Che fare?

Ictus: avete solo un’ora di tempo per salvarvi. Che fare?

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Ictus: avete solo un’ora di tempo per salvarvi. Che fare?

Ictus: avete solo un'ora di tempo per salvarvi. Che fare?
Ictus: avete solo un'ora di tempo per salvarvi. Che fare?

Chi ne viene colpito non ha molto tempo per correre in ospedale e salvarsi. Scopriamo cosa fare appena si viene colpiti da ictus

In latino ‘ictus‘ significa colpo. In medicina rappresenta una delle patologie più diffuse e più pericolose. Si manifesta con incapacità di muoversi o di percepire una parte del corpo oppure con problematiche legate all’espressione verbale e alla percezione visiva.

Quali sono i più importanti campanelli d’allarme? Debolezza e immobilità motoria, difficoltà nel parlare e nel mettere a fuoco con chiarezza, nausea, iper sudorazione, vertigini, senso di sbandamento e perdita d’equilibrio.

Se inoltre un forte mal di testa insorge inaspettato e diventa sempre più forte non bisogna attendere ed è necessario precipitarsi al più presto in ospedale ( facendosi accompagnare oppure chiamando direttamente il 118 per un soccorso immediato). In questi casi, diventa fondamentale non sprecare tempo utile e non rischiare che la situazione degeneri.

Ci sono due tipi principali di ictus: quello ischemico (ischemia), dovuto alla mancanza di flusso sanguigno, e quello emorragico (emorragia), causato invece dalla rottura di un vaso sanguigno e dal conseguente sanguinamento.

In entrambi in casi, il cervello se compromesso smette di funzionare correttamente.

Ci sono vari stadi di gravità: se i sintomi durano meno di una o due ore si tratta di un attacco ischemico transitorio, se invece persistono la compromissione del cervello e della parte del corpo danneggiata dalla lesione potrebbe peggiorare sempre di più.

Importante in questi casi è correre in ospedale il più presto possibile. Come l’infarto, anche l’ictus va trattato con tempistività per non rischiare che diventi letale.

Per avere la massima efficacia nei trattamenti è molto consigliato arrivare in ospedale entro 4 ore dai primi sintomi per consentire che l’ictus sia adeguatamente monitorato e curato. Sono invece 6 le ore preziose per effettuare una trombectomia meccanica per i vasi più grandi: si tratta di un’operazione chirurgica che è necessaria per inserire un dilatatore del vaso sanguigno ostruito -uno stent- e permettere che il sangue rifluisca nuovamente all’interno del vaso precedemente lesionato.

L’ictus di tipo ischemico, quello che avviene più spesso, viene di solito curato con la tradizionale terapia attraverso la somministrazione sistemica di fibrinolitico (entro 4 ore dall’insorgenza del sintomo) e in un secondo momento si può passare al trattamento endovascolare mediante la trombectomia meccanica (entro le 6 ore dall’insorgenza).

I principali fattori di rischio per l’ictus sono: sesso maschile, età avanzata e familiarità.

Inoltre hanno un peso notevole nell’insorgere della patologia il fumo, l’obesità, il colesterolo alto, il diabete mellito, l’ipertensione e la fibrillazione atriale.

In alcuni casi è possibile una diagnosi preventiva attraverso esami specifici prescritti ai soggetti più a rischio. Le tecniche di neuroradiologia, in particolare la tomografia computerizzata e la risonanza magnetica, risultano valide per confermare il sospetto clinico.

Sono milioni le persone che ogni anno subiscono l’insorgere dell’ictus. Nel 2013 l’ictus è stato la seconda più frequente causa di morte dopo le malattie coronariche, responsabile di oltre 6 milioni di decessi.

Circa 3,3 milioni di morti sono rimasti vittime del’ictus ischemico, mentre 3,2 dell’ictus emorragico. Due terzi dei decessi si sono verificati in persone che avevano superato il 65esimo anno di vita.

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