Il 2011, rimarrà l’anno della rivolta degli italiani contro gli evasori che affossano il paese COMMENTA  

Il 2011, rimarrà l’anno della rivolta degli italiani contro gli evasori che affossano il paese COMMENTA  

Probabilmente, il 2011 sarà ricordato come l’anno della svolta. Quella degli italiani riguardo una benevolenza nei confronti di chi evade il fisco, che alla fine si è rivelato un vero boomerang. Se infatti i conti dello Stato sono nelle condizioni che sappiamo e costringono il governo Monti a stringere ulteriormente il cappio intorno al collo di chi ha sempre pagato tutto il dovuto, la colpa è proprio di quella enorme massa di sommerso che ormai è un caso di scuola in tutto il mondo occidentale su come non si fa la lotta all’evasione fiscale. Si doveva arrivare ad un passo dalla bancarotta per vedere gli italiani cambiare il loro atteggiamento e cominciare a chiedere misure draconiane verso chi si fa beffe della fedeltà tributaria di coloro che non possono evadere neanche un euro, in quanto tassati direttamente alla fonte.  E così, il 2011 diventerà l’anno in cui l’Italia ha smesso di sorridere sui furbetti del fisco e ha iniziato a capire che sono un lusso che un paese indebitato sino all’osso del collo non si può più permettere: essi, infatti, costano almeno 150 miliardi di euro l’anno alla collettività, un buon 18% del Pil. Troppo, con tutta evidenza. Proprio per questo, se c’è stata una parte della azione di governo del nuovo esecutivo che ha trovato approvazione, essa è stata proprio quella che riguarda le norme sulla privacy bancaria, che potrebbero mettere nelle mani della Guardia di Finanza uno strumento decisivo per stanare grandi e piccoli evasori, un esercito sempre molto folto e attivo nel nostro paese.  Tra i quali, nell’anno appena finito, una menzione particolare non può non spettare alla coppia di 65enni di Verona che dichiarava redditi da fame, ma nascondeva una fortuna da 200 milioni di euro. Che erano il frutto della vendita di un terreno sul litorale tre Eraclea e Jesolo, divenuto improvvisamente edificabile. Con la vendita in questione, i due avevano prodotto una plusvalenza che era stata occultata al fisco mediante il meccanismo delle scatole societarie. L’ultima di queste scatole, portava il tesoro nei paradisi fiscali. Per fortuna, gli accertamenti fiscali sono riusciti a stanare l’uomo, che risultava evasore totale del 1997 al 2008 mentre nel 2009 e 2010 aveva dichiarato 4 e 5 euro. Un morto di fame, in pratica.

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Una macchina della Guardia di Finanza
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