Il 28 aprile il debito pubblico italiano dovrebbe sfondare la soglia dei 2.000 miliardi COMMENTA  

Il 28 aprile il debito pubblico italiano dovrebbe sfondare la soglia dei 2.000 miliardi COMMENTA  

Mario Monti
Mario Monti

Quattordicimila euro al secondo: tanto corre il debito pubblico italiano, avviandosi ad infrangere la storica soglia dei duemila miliardi di euro. Il giorno in cui dovrebbe avvenire il record, non uno dei più ambiti a dire la verità, dovrebbe essere il 28 aprile, alle 16.03.

Secondo gli esperti, non è in dubbio il verificarsi dell’evento, ma solo il quando. La velocità assunta dal debito ad inizio anno, che lo scorso 31 dicembre ammontava a 1.897 miliardi, 55 in più dell’anno precedente, sembra congiurare per quel giorno e quella ora.

La peggiore delle ipotesi (ma non dovrebbe essere la migliore per noi cittadini?) sposta a novembre la data del conseguimento di un nuovo record da parte di un debito pubblico che si sta ormai abbonando allo stabilimento di primati.

E a poco valgono le manovre di aggiustamento approntate da Monti, i cui effetti si vedranno solo con il passare del tempo. Basti pensare che nel 1968 il debito pubblico italiano viaggiava, facendo riferimento a valori di oggi, a 10 miliardi di euro e il rapporto tra debito e PIL si attestava al 44%. Nel 1980, si era a 140 miliardi e al 55%. L’esplosione è avvenuta negli anni finali della Prima Repubblica, quando i governi contrassegnati dalla famigerata sigla CAF (Craxi – Andreotti – Forlani) hanno portato l’Italia nella serie B dei debiti sovrani.

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Da allora a nulla sono valse le ripetute manovre di aggiustamento e i tentativi di arginare la valanga, anche perché l’Italia ha sempre avuto una crescita economica inferiore a quella dei paesi più avanzati. Inoltre, se nei decenni passati lo Stato aveva da vendere, oggi di beni da alienare ce ne sono molti di meno. Una cinquantina di miliardi potrebbero arrivare dalle partecipazioni azionarie, 450 miliardi sono stimati gli immobili degli enti pubblici. Tra l’altro, se questi venissero venduti, si può stare certi che i politici e le loro fameliche clientele spolperebbero l’osso a prezzi stracciati. Insomma, l’unica strada percorribile è quella della crescita. Ma di quella, già non si parla più e l’Italia si divide su un falso argomento come l’articolo 18.

 

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