Il botta e risposta Buffon-Nicchi tra sincerità ed inedite accuse

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Il botta e risposta Buffon-Nicchi tra sincerità ed inedite accuse

Milan-Juventus non finisce mai. Le società almeno ufficialmente tacciono, lasciando trasparire comunque risentimento in via ufficiale (Milan Channel) o ufficiosa (l’amarezza silenziosa dei dirigenti juventini), ma in attesa dei pronunciamenti del Giudice Sportivo chiamato a distinguere i casi da prova tv (sicuro lo stop per Mexes) da normali contrasti di gioco, a prendere la parola sono i piani alti del calcio. Come chiamare diversamente infatti il capitano della Nazionale ed il capo degli arbitri?

A far discutere sono ancora le parole pronunciate da Gigi Buffon nel post-partita: “Non ho visto il pallone entrare nella mia porta dopo il colpo di testa di Muntari ma anche se me ne fossi accorto non l’avrei detto all’arbitro“. Dopo la reazione rabbiosa del Milan, che attraverso il canale tematico ha puntato il dito contro l’eccessiva sincerità del portiere, è Marcello Nicchi, presidente dell’Aia, a condannare Buffon: “Dal “mio” portiere, dal capitano della Nazionale mi sarei atteso altre parole: Buffon non è un esempio“. Dichiarazioni fortissime che però non scalfiscono l’interessato che, al raduno della Nazionale, non ritratta: “Ridirei tutto ciò che ho detto: la stima dei compagni di squadra mi basta, del resto non mi importa nulla“.

Per la serie: quando la toppa è peggio del buco.

Perchè pretendere che Buffon (ammesso che non si sia davvero accorto di aver raccolto il pallone quasi in fondo alla rete…) andasse da Tagliavento per raccontagli la verità sarebbe bello ma purtroppo impossibile: ma altrettanto doveroso è chiedere anche ad un campione di sincerità di non voler sempre stravincere. Molto meglio sarebbe stato infatti sorvolare sull’accaduto, fermandosi magari alla prima parte dell’enunciato. La sincerità è bella ma quando è troppa rischia di sfociare in ipocrisia o nell’insaziabile sete di cercare consensi dappertutto.

Detto questo, Nicchi è stato forse troppo duro ma le parole sono solo la fotografia del suo stato d’animo. Pesantissime infatti anche le accuse alla terna arbitrale ed al sistema nel suo complesso: “Tagliavento ha sbagliato l’approccio alla partita – ha detto -, quanto a Romagnoli ho preferito non sentirlo ma la gravità dell’errore è evidentissima. Siamo amareggiati e chiediamo di rispettare il nostro dolore sportivo. Ma dico che il quarto uomo così com’è non serve a nulla: perchè un arbitro come Rizzoli non può aiutare l’arbitro centrale limitandosi solo a calmare le panchine“. Un attacco duro alle regole che governano il mondo arbitrale, ma anche, forse per la prima volta, una mancata difesa del presidente ai propri tesserati.

Chissà come sarà contento Braschi, che certo non stravede per Nicchi…

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