Il cavaliere senza testa tra storia e leggenda…

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Il cavaliere senza testa tra storia e leggenda…

Il mitico ” Cavaliere senza testa ” chi è ? Cosa fa ? Perchè a Galatina ? Noi un idea forte l’abbiamo… Il 7 febbraio 1481 con i Turchi ad Otranto, Galatina e la vicina Soleto, vengono attaccate dalla cavalleria turca, quel giorno infausto per le popolazioni del loco finisce in una razzia generale che porta bottino e schiavi per l’oriente. Il generale Giulio Antonio Acquaviva che aveva sposato una delle figlie di Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, sentitosi colpito in prima persona dall’accaduto reagì inseguendo le truppe turche. La leggenda di Otranto parte da un importante fatto storico: l’assedio e l’occupazione della città da parte delle truppe turche di Achmèt Pascià ( detto lo sdentato ). L’attacco partì dal mare, il 28 luglio del 1480. Per diversi giorni i cannoni delle navi turche, lanciarono contro le mura di Otranto palle di pietra e di piombo, alcune delle quali fanno ancora bella mostra di sè, adagiate al suolo agli angoli della città vecchia. Fu una svolta per la storia di questa guerra, una delle prime grandi esibizioni dell’artiglieria che usava la polvere da sparo. I turchi sbarcarono e lo scontro si trasformò in una battaglia di terra. Per giorni, fino al 12 agosto, Otranto venne bombardata e gli eroici Salentini difesero coraggiosamente le spiagge e le terre del Salento contro i furiosi guerrieri venuti da oriente per portare morte e distruzione. Alla fine, per gli otrantini lo sforzo risultò inutile. Meglio armati ed in numero preponderante, i soldati di Allah conquistarono la città. Ottocento persone furono decapitate dai Turchi arrabbiati per la resistenza della città idruntina. Ossa e teschi si vedono ancora, in apposite teche della famosa Cattedrale di Otranto. Un forte ruolo aveva avuto, negli scontri e nei duelli, il Conte di Conversano Giulio Antonio Acquaviva, luogotenente del principe di Napoli, Alfonso d’Aragona. Abile spadaccino aveva fatto strage di turchi ma, alla fine, era stato ammazzato, decapitato da un colpo di scimitarra turchesca. Stando alla leggenda, il ” cavaliere senza testa ” aveva però continuato a combattere, seminando morte e sgomento tra i nemici. Poi il fido corsiero si era dileguato nelle campagne ed aveva portato il Conte decapitato al Castello di Sternatia. Nel cortile del palazzo, il cavallo si fermò e il cavaliere cadde al suolo per sempre. Nella Chiesa Maggiore di Sternatia, il cadavere del Conte fu ricomposto e sepolto, poi fu traslato in altra cappella.

A Conversano, capitale del feudo degli Acquaviva, nella Chiesa di S. Maria dell’Isola, fastigi e preghiere circondano il cenotafio di Giulio Antonio. Questa leggenda concorda in gran parte con la verità storica, anche se il Conte morì nel 1481, e non nel 1480, combattendo contro i turchi. Fu effettivamente decapitato da un fendente nemico e il corpo morto, fermo sull’arcione, fu trasportato dal cavallo al Castello di Sternatia. I cavalieri allora erano bardati di corazze e legami metallici, al punto che quasi facevano un blocco unico con il cavallo. Ciò spiega l’arcano del guerriero che rimaneva in sella senza testa. L’idea dello spettro però sopravvive e più d’uno racconta di aver visto, nelle notti di agosto, un cavallo montato da un cavaliere senza testa che agita la spada nell’aria, cercando la guerra e l’avventura sulla linea degli antichi bastioni di Otranto. Tutto si svolge in un luogo relativamente vicino alla vecchia fortezza sul mare, quella che ispirò, nel 1764, allo scrittore inglese Horace Walpole il primo romanzo gotico, che appunto si intitola The Castle of Otranto. Nel libro l’atmosfera è terrificante, degna di un horror che la realtà non asseconda, con il sole e le palme di una città che guarda al mare e all’Oriente. Otranto, però, ha anche memorie truci e solenni, come quelle che vengono dall’enorme mosaico pavimentale della Cattedrale. Qui c’è un altro mistero, forse più grande di quello del Cavaliere fantasma. Sternatia fu il quartier generale delle truppe aragonesi di Napoli al comando di Alfonso d’Aragona, futuro re di Napoli, e di Giulio Antonio Acquaviva, duca di Atri e conte di Giulianova e Conversano. Quest’ultimo il 7 febbraio 1481, effettuò un uscita di perlustrazione con un gruppo di dodici uomini, ma nelle vicinanze di Serrano cadde in un’imboscata tesa dai Turchi. Il suo corpo decapitato rimase in arcione sul suo cavallo che lo riportò indietro, al castello di Sternatia. L’azione dell’Acquaviva, in compenso portò fama e notorietà al suo casato, che per essa venne investito dal re di Napoli, Ferdinando I, dell’attributo reale D’Aragona, ereditato a partire dal figlio Andrea Matteo, il quale fu pure impegnato, nella liberazione di Otranto. Il conte D’acquaviva fu a capo della prima spedizione di millecinquecento soldati mandati a liberare la città (1480) ma, inseguendo i Turchi, che avevano operato una scorreria fuori Minervino nel sito S. Maria della Serra, cadde ucciso (febbraio 1481).

La sua testa, troncata dal busto, finì come trofeo a Costantinopoli e non fu restituita ad alcun prezzo. Il corpo fu sepolto a Conversano, nella chiesa di S. Maria dell’Isola, in un grandioso monumento, opera di Nuzzo Barba da Galatina. Abbiamo raccontato a più voci la fine del povero conte D’acquaviva, che sia morto quel 7 febbraio 1481 tutti i documenti concordano, divergono solo sul luogo Minervino oppure Serrano. Sta di fatto che la storia del cavaliere senza testa, colpì l’immaginario del tempo e lo ritroviamo scolpito nella tenera pietra leccese di Corte Vinella a Galatina dal clan galatinese dei De Giovanne maestranze che si rifacevano al gusto Cinesco. Un invito a visitare questa splendida corte con il grande portale bugnato, sormontato da un lunghissimo mignano sostenuto da massicci mensoloni in pietra. Ma attraversando il portone d’ingresso, tutto si fa meraviglia, all’interno una balaustra a giorno ed una scalinata vero o proprio ricamo lapideo. I plinti con figure vegetali ed amorini musicanti, spartiscono i pannelli ricchi di cavalieri lancia in resta che infilzano le prede. Ma sicuramente colpisce il cavaliere senza testa, posto alla base della scalinata, con la testa un pò più in alto nel corrimano della stessa. Io vi aspetto a Galatina per raccontarvi del cavaliere senza testa, di Giuseppe d’Arimatea, di Avalon e altre leggende di cavalieri, di esoterismo e magia, in un borgo antico che vi lascerà stupiti ed ammaliati.


Raimondo Rodia

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