Il consumo di cannabis altera i ricordi

Salute

Il consumo di cannabis altera i ricordi

La cannabis è la terza droga più utilizzata al mondo dopo l’alcol e il tabacco e ormai, nella nostra cultura, si inizia a farne uso sin dalla preadolescenza. La questione sugli effetti negativi del suo consumo, a breve e a lungo termine, è di sicuro non poco controversa: alcune teorie sostengono la presenza di una relazione causale tra il consumo di cannabis e lo sviluppo di disturbi psichiatrici o di danni permanenti in alcune aree cerebrali responsabili dei processi cognitivi di base come la memoria, la percezione, la concentrazione, le emozioni. Altre teorie invece sostengono non solo che il consumo di cannabis non causi significativi danni a lungo termine ma che addirittura possa apportare dei benefici ad esempio nel trattamento di patologie invalidanti croniche come la SLA, l’Alzheimer o il Parkinson.

Tuttavia un recente studio effettuato presso l’Università Autonoma di Barcellona ha dimostrato come la cannabis causi, oltre ad un generalizzato peggioramento delle prestazioni, un deterioramento cognitivo soprattutto per quanto riguarda le funzioni mnestiche: il consumo di cannabis causerebbe infatti una riduzione del volume dell’ippocampo (l’area del cervello responsabile della memoria) e chi ne fa uso o ne ha fatto un uso abituale in passato presenterebbe un numero maggiore di falsi ricordi rispetto a chi non ha mai assunto questa sostanza, avrebbe infatti maggiori difficoltà a distinguere tra eventi illusori e reali.

In altre parole sarebbero incapaci di distinguere il vero dal falso e questo può portare a conseguenze più o meno gravi in ambito relazionale, medico e legale.

Questo deficit di memoria tenderebbe poi a normalizzarsi con l’astinenza; tuttavia non è così immediato: lo studio ha dimostrato che il deficit può persistere anche dopo un’astinenza dalla sostanza di sei mesi.

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