Il criminale di guerra Graziani celebrato ad Affile: ecco cosa ha fatto in Etiopia

Roma

Il criminale di guerra Graziani celebrato ad Affile: ecco cosa ha fatto in Etiopia

Abbiamo parlato giusto ieri della commemorazione del maresciallo fascista Rodolfo Graziani ad Affile, nei pressi di Roma, volendo insistere sull’argomento per amore della chiarezza storica, vi racconto quanto segue. Nel Maggio del 1937 il monastero copto di Debra Libanòs in Etiopia, risalente al XIII secolo, fu teatro di un sanguinoso massacro, più feroce di quello musulmano del 1300.

Se ne può trovare testimonianza su di una sobria lapide posta su di un piccolo edificio sormontato da una croce , luogo caro a Hailè Selassiè il “rasta”, il “re d’Etiopia” In seguito ad un attentato a Graziani e ad una rappresaglia contro civili ad Adiss Abeba, una spia fascista rivelò che gli attentatori si erano nascosti dentro al monastero; Graziani infervorito dalla notizia , decise di inviare l’esercito, ma la spia aggiunse che il 12 maggio il monastero sarebbe stato pieno di fedeli e che certamente non si sarebbe mancato il bersaglio, in quanto gli attentatori vi si sarebbero recati per raccogliersi in preghiera.

Lo scaltro maresciallo inviò un messaggio proprio al monastero in cui prometteva di portare aiuti ai religiosi e così tutti si riversarono nella piazza eccitati dalla contentezza.

Arrivò nel frattempo il generale fascista Maletti con al seguito numerose camionette e ordinò agli astanti di salire sui veicoli, si trattava di docenti del seminario e degli studenti, che decisero di non abbandonare i maestri al loro destino. Uno dei sopravvissuti, un monaco ultraottantenne racconta : “I fascisti volevano uccidere tutti sulla cima della montagna e gettarli in una fossa, ma la spia che li aveva condotti lì disse “Non uccideteli qui, portateli al baratro di Zega Waden sul Nilo Azzurro.

E’ pieno di animali che divoreranno i corpi. E così venne fatto. Li allinearono sull’orlo e li falciarono con le mitragliatrici. Abbiamo continuato a trovare ossa sino agli anni 70” Da pAbbiamo parlato giusto ieri della commemorazione del maresciallo fascista Rodolfo Graziani ad Affile, nei pressi di Roma, volendo insistere sull’argomento per amore della chiarezza storica, vi racconto quanto segue. Nel Maggio del 1937 il monastero copto di Debra Libanòs in Etiopia, risalente al XIII secolo, fu teatro di un sanguinoso massacro, più feroce di quello musulmano del 1300. Se ne può trovare testimonianza su di una sobria lapide posta su di un piccolo edificio sormontato da una croce , luogo caro a Hailè Selassiè il “rasta”, il “re d’Etiopia” In seguito ad un attentato a Graziani e ad una rappresaglia contro civili ad Adiss Abeba, una spia fascista rivelò che gli attentatori si erano nascosti dentro al monastero; Graziani infervorito dalla notizia , decise di inviare l’esercito, ma la spia aggiunse che il 12 maggio il monastero sarebbe stato pieno di fedeli e che certamente non si sarebbe mancato il bersaglio, in quanto gli attentatori vi si sarebbero recati per raccogliersi in preghiera. Lo scaltro maresciallo inviò un messaggio proprio al monastero in cui prometteva di portare aiuti ai religiosi e così tutti si riversarono nella piazza eccitati dalla contentezza. Arrivò nel frattempo il generale fascista Maletti con al seguito numerose camionette e ordinò agli astanti di salire sui veicoli, si trattava di docenti del seminario e degli studenti, che decisero di non abbandonare i maestri al loro destino. Uno dei sopravvissuti, un monaco ultraottantenne racconta : “I fascisti volevano uccidere tutti sulla cima della montagna e gettarli in una fossa, ma la spia che li aveva condotti lì disse “Non uccideteli qui, portateli al baratro di Zega Waden sul Nilo Azzurro. E’ pieno di animali che divoreranno i corpi. E così venne fatto. Li allinearono sull’orlo e li falciarono con le mitragliatrici. Abbiamo continuato a trovare ossa sino agli anni 70” Da precisare che i corpi dei monaci furono trovati incatenati e che vennero uccisi per una sorta di ripicca :non essendo infatti stati trovati gli attentatori, Graziani decise di punire i religiosi rei di aver dato loro rifugio . In passato si è ipotizzato che siano stati uccisi 449 monaci, ma secondo lo studioso inglese Ian L Campbell e quello etipoe Degife Kabrè Sadik, e grazie al ritrovamento di altre ossa, si è scoperto che in realtà il numero delle vittime oscillerebbe tra le 1.200 e 1.600. L’intenzione del tanto celebrato maresciallo Graziani, sarebbe stata quella di sterminare “Il vaticano degli etiopici”, secondo le parole dello storico Del Boca Dopo l’eccidio, l’ultimo in ordine cronologico ( prima vi fu quello di Addis Abeba e), l’ignobile criminale di guerra Rodolfo Graziani definì l’episodio come “ Un romano esempio di pronto, inflessibile rigore” e rivendicò altresì “ la completa responsabilità della tremenda lezione data al clero intero dell’Etiopia con la chiusura del convento di Debre Libanos”. Così ad Affile, vicino Roma, vicino al Vaticano cristiano, vengono esaltate le gesta eroiche di questo infame assassino e vengono spesi altresì 130 mila euro per il parco con sacrario annesso dedicate al criminale fascista, rigorosamente sottratti dal fondo della regione Lazio, ovvero dei cittadini. recisare che i corpi dei monaci furono trovati incatenati e che vennero uccisi per una sorta di ripicca :non essendo infatti stati trovati gli attentatori, Graziani decise di punire i religiosi rei di aver dato loro rifugio . In passato si è ipotizzato che siano stati uccisi 449 monaci, ma secondo lo studioso inglese Ian L Campbell e quello etipoe Degife Kabrè Sadik, e grazie al ritrovamento di altre ossa, si è scoperto che in realtà il numero delle vittime oscillerebbe tra le 1.200 e 1.600. L’intenzione del tanto celebrato maresciallo Graziani, sarebbe stata quella di sterminare “Il vaticano degli etiopici”, secondo le parole dello storico Del Boca Dopo l’eccidio, l’ultimo in ordine cronologico ( prima vi fu quello di Addis Abeba e), l’ignobile criminale di guerra Rodolfo Graziani definì l’episodio come “ Un romano esempio di pronto, inflessibile rigore” e rivendicò altresì “ la completa responsabilità della tremenda lezione data al clero intero dell’Etiopia con la chiusura del convento di Debre Libanos”. Così ad Affile, vicino Roma, vicino al Vaticano cristiano, vengono esaltate le gesta eroiche di questo infame assassino e vengono spesi altresì 130 mila euro per il parco con sacrario annesso dedicate al criminale fascista, rigorosamente sottratti dal fondo della regione Lazio, ovvero dei cittadini.

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