Il delicato passaggio dal sistema previdenziale retributivo a quello contributivo - Notizie.it

Il delicato passaggio dal sistema previdenziale retributivo a quello contributivo

Attualità

Il delicato passaggio dal sistema previdenziale retributivo a quello contributivo

Le ricadute sulle aziende e le problematiche connesse al recente passaggio dal sistema previdenziale di tipo retributivo a quello contributivo, sono state le due tematiche al centro della discussione nella tavola rotonda organizzata il 20 aprile scorso a Pollenzo dal Club HR di Confindustria Cuneo e da Federmanager provinciale.
“Da ora in poi saremo tutti uguali davanti alla pensione e gli assegni dipenderanno dal livello dei versamenti accantonati e non più dal livello delle retribuzioni degli ultimi anni di lavoro – ha esordito il presidente dell’HR Club, Roberto Marzano, introducendo i lavori del convegno -. Tale cambiamento, se da una parte rappresenta una novità importante e un passo decisivo verso l’armonizzazione delle regole e la fine delle disparità di trattamento, dall’altra impone alle aziende di rivedere o attivare politiche di welfare aziendale per la gestione del turnover, dei profili di carriera e delle attività formative, in quanto la previdenza complementare diventerà una componente strategica nella definizione degli elementi retributivi in fase di assunzione”.
Luca Valdameri (partner dello studio Pirola, Pennuto, Zei e associati), illustrando le tappe principali del cambiamento del sistema previdenziale italiano a partire dalla riforma Amato del 1992, ha sottolineato come sia stato un lungo percorso senza cambiamenti improvvisi fino alla riforma Fornero che, eliminando di fatto le pensioni di anzianità, ha operato una svolta epocale.

“Non ci sono stati fasi di transizione dal vecchio al nuovo regime – ha detto -, è stata una riforma fatta in poco tempo e arrivata di colpo. Così adesso esiste solo più un tipo di pensione, la pensione di vecchiaia, che ha un solo sottotipo che si chiama pensione anticipata”.
“Una cosa che nessuno si ricorda di dire – ha fatto notare Santo Eugenio Delfino, direttore dell’Inps di Cuneo -, è che la riforma riguarda solo le pensioni di tipo assicurativo, ma non tocca quelle previdenziali. Inoltre sull’assistenza praticamente non si è intervenuti se non marginalmente, per questo ritengo che il primo impatto della riforma non sarà devastante. Tuttavia, per chi non avrà la possibilità di continuare a lavorare, gli ammortizzatori sociali attuali serviranno a poco”.
“La previdenza complementare – gli ha fatto eco Oliva Masini, dirigente responsabile del settore previdenza del Previndal – è uno strumento utile non solo per chi è giovane, ma anche per supportare il reddito nei casi di uscita anticipata dal mondo del lavoro.

La soglia minima prevista per la nuova pensione, equivalente al 40 per cento dello stipendio, è troppo bassa. Il problema e che non si era previsto che l’aspettativa di vita salisse così tanto”.
“Che cosa porterà questa riforma alle aziende? – si è chiesto Luigi Campanaro, responsabile dell’ufficio relazioni sindacali e normativa del lavoro di Confindustria Cuneo – Un tema centrale che si svilupperà a breve sarà quello di far fronte ad una popolazione di lavoratori che invecchierà in azienda, lavorerà più a lungo e di cui ci si dovrà occupare anche considerato che ci sarà un duplice problema di salto generazionale e di ritorno motivazionale”.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Leggi anche