Il fascino oscuro del male

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Il fascino oscuro del male

Un serial killer – o assassino seriale – è un omicida plurimo, di natura compulsiva, che uccide, con una certa regolarità nel tempo, persone spesso a lui totalmente estranee. La natura compulsiva dell’azione, in genere del tutto priva di movente, è spesso legata a traumi nella sfera infantile e/o sessuale.”

La concisa ma esaustiva spiegazione di Wikipedia rende bene l’idea di cosa sia, genericamente parlando, un serial killer; l’impressione è dunque quella di un individuo freddo e sanguinario, estremamente negativo. Ma allora, verrebbe da chiedersi, a cosa è dovuta l’estrema simpatia che il pubblico – lettori e appassionati di cinema – prova per questi personaggi, resi ancor più grotteschi dalla fervida immaginazione di scrittori, sceneggiatori e registi televisivi?

Il culto del sangue

La risposta alla domanda, commercialmente parlando, appare piuttosto scontata: il genere horror “va”, e la natura orrorifica dei serial killer li ha resi soggetti ideali per adattamenti cinematografici e agghiaccianti storie di paura.

I “mostri” suscitano da sempre un interesse profondo, figlio della loro personalità fredda e metodica e della loro abilità nel depistare le indagini e riuscire a farla franca per lungo tempo, portando a termine decine di omicidi, prima di venire catturati. Non deve quindi sorprendere la loro ampia popolarità e l’importanza attribuita a essi da scrittori e registi.

Realismo

Quando si legge un thriller o si assiste a un film, ciò che più spaventa, oltre, chiaramente, ai colpi di scena e ai crimini efferrati, è l’estremo realismo di questi personaggi. Non si tratta, infatti, di entità demoniache, mostri o vampiri, bensì di esseri umani; persone che spesso hanno una famiglia e conducono un’esistenza regolare; individui apparentemente normali, tuttavia soggetti a gravi turbe mentali – spesso associate alla psicopatia – capaci di manifestarsi da un momento all’altro in tutta la loro brutalità. L’idea che azioni così immonde possano concretizzarsi nella vita di tutti i giorni, affascina e terrorizza al tempo stesso milioni di persone.

Libero arbitrio

Spesse volte, invece, ciò che più stuzzica l’attenzione dei lettori è l’ideale di libertà – per quanto perverso possa apparire il termine in un contesto come questo – che si percepisce nell’assistere alle azioni di questi tetri personaggi.

La vita delle loro vittime è nelle loro mani, e loro vivono questo particolare con innaturale serenità. Il lettore percepisce un ideale di onnipotenza al quale, suo malgrado, si ritrovà ad ambire inconsciamente. Il fatto di vivere la vita senza alcun rimorso o timore nei confronti del futuro – tendenza comune ai serial killer e riscontrabile, sovente, nella psicopatia – suscita un profondo interesse nell’uomo moderno, incelofanato, come una busta di plastica, nello stretto insieme di regole e convenzioni sociali che lo legano indissolubilmente a una rigida e demotivante etichetta.

Bene e male

Forse, a voler essere del tutto sinceri, il serial killer della letteratura incarna quell’idale di male assoluto che, tuttavia, è da ricercarsi nella stessa natura umana. Come hanno teorizzato intellettuali e filosofi d’ogni tempo, la personalità umana si scinde in bene e male, anche se, sovente, le convenzioni sociali impediscono di mostrare la parte più oscura del proprio io che, repressa, salta all’occhio solo in determinate occasioni.

E’ questo, probabilmente, uno degli aspetti più intriganti di questi personaggi; nella loro crudeltà più assoluta rappresentano tutti noi – o meglio, una parte del nostro essere – che ci affascina e terrorizza al tempo stesso. Interessante lo spunto di riflessione che ci concede Patrick Bateman – personaggio immaginario, serial killer psicopatico protagonista del capolavoro di Bret Easton Ellis “American Psycho” – che afferma, dopo avere seviziato e ucciso decine e decine di persone: << Be’, lo so, avrei dovuto farlo davvero, ma ho ventisette anni Cristosanto e questa è, uh, la vita come si presenta in un bar o in un club di New York, o magari dappertutto, e così si comportanto le persone, avete presente, come me… >>

Filippo Munaro

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