Il figlio di Sakineh: “mia madre potrebbe essere lapidata domani”

Pubblicato da Laura Ghirra il 4 settembre 2010 15:07

La procedura giudiziaria di Sakineh Mohammadi-Ashtiani, la donna iraniana condannata alla lapidazione per l’accusa di adulterio e complicità nell’omicidio del marito, è ancora in corso. Questo è ciò che afferma il ministero degli esteri dell’Iran, ma il figlio ventiduenne della donna, Sajiad, teme che le frange integraliste del regime possano dare una brusca accelerazione al processo. Il rischio è che la sua condanna venga eseguita molto presto, forse domani stesso.

Dopo Francia e Italia, che con Libération, La Règle du Jeu, Elle e Repubblica hanno già raccolto centomila firme, anche la Spagna si unisce alla massiccia mobilitazione internazionale per salvare la vita della donna, rinchiusa in carcere da quattro anni. Uno sforzo di cui ancora non si conoscono le percentuali di successo ma che, agli occhi di Sajiad, è l’unico motivo per cui la madre è ancora viva. Grato per l’adesione mondiale al caso umanitario della donna, il ragazzo ammette che la fiducia nelle autorità è poca:

“Sono capaci di tutto, anche di ucciderla senza dirci niente”.

Le preoccupazioni aumentano anche perchè da giorni la donna non ha avuto la possibilità di parlare con qualcuno. Il suo nuovo avvocato è stato vittima di un misterioso furto, mentre Mohammad Mostafae, l’uomo che dal 2007 aveva difeso la donna iraniana, è stato costretto all’esilio in Norvegia.

La Francia, prima fra le altre nazioni a fare pressioni sull’Iran, ha chiesto all’Unione Europea nuove sanzioni. Anche Carla Bruni ha voluto dare il suo contributo scrivendo una lettera alla detenuta: “Nel fondo della tua cella, sappi che mio marito sosterrà instancabilmente la tua causa, e che la Francia non ti abbandonerà”, ha scritto la prèmiere dame. Per queste parole, Carla Bruni ha ricevuto insulti e minacce di morte dall’Iran: non si contano i messaggi di solidarietà pervenuti all’Eliseo.

Sponsored links, powered by Yahoo!